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L’Anoressia Nervosa, più comunemente Anoressia, è stata concepita per quasi tutto il XX secolo come un disturbo prevalentemente femminile, ma negli ultimi anni è diventato evidente che la restrizione estrema del comportamento alimentare è una patologia che affligge anche i maschi, anche se con caratteristiche differenti.

L’Anoressia Nervosa

Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM 5 – APA, 2013) l’Anoressia Nervosa è un Disturbo del Comportamento Alimentare, che esordisce comunemente durante l’adolescenza o la prima età adulta, spesso in conseguenza a eventi di vita stressanti. I sintomi sono:

  • restrizione dell’assunzione delle calorie, che conduce a un peso corporeo molto basso in rapporto al proprio livello di sviluppo (Criterio A)
  • intensa paura di ingrassare, o comportamenti che interferiscono con l’aumento di peso (criterio B)
  • alterazione del vissuto relativo al proprio peso e al proprio corpo, influenza eccessiva del peso e della forma del corpo sull’autostima, mancanza di riconoscimento della gravità della propria condizione di sottopeso.

L’Anoressia può essere caratterizzata da una restrizione alimentare (dieta, digiuno, attività fisica eccessiva) oppure da abbuffate seguite da condotte di eliminazione (vomito autoindotto, diuretici, lassativi, enteroclismi) e spesso le persone affette da questo disturbo passano da un sottotipo all’altro a seconda dei momenti di vita. L’Anoressia è un disturbo con un forte impatto sull’organismo delle persone che ne sono affette, poiché la compromissione nutrizionale associata può comportare condizioni mediche importanti e pericolose per la vita. Tali implicazioni fisiologiche, tuttavia, sono associate alla malnutrizione e quindi in alcuni casi (ma non tutti) reversibili.

Il cambiamento dei criteri clinici

Nel DSM 5, l’American Psychiatric Association (2013) ha apportato dei cambiamenti ai criteri clinici per l’Anoressia Nervosa, rendendoli meno specifici e adattabili anche a una popolazione maschile. Per esempio, le scoperte scientifiche hanno condotto a escludere la presenza di amenorrea (cioè l’assenza delle mestruazioni) tra i criteri clinici, permettendo quindi la diagnosi anche nel genere maschile. Sebbene si sia sempre pensato che il disturbo fosse 10 volte più presente tra le donne, le evidenze più recenti suggeriscono che i maschi possano rappresentare circa il 25% delle manifestazioni di Disturbo Alimentare (Hudson et al., 2007; Levender et al., 2017). In particolare, tali disturbi aumenterebbero a ritmo più veloce nel genere maschile e i sintomi sarebbero altrettanto gravi a quelli riportati dalle femmine (Mitchinson et al., 2014).

Inoltre, è stato suggerito che la Dismorfia Muscolare, inclusa nel DSM 5 come specificatore del Disturbo di Dismorfismo Corporeo (nel capitolo ‘Disturbi ossessivo-compulsivo e disturbi correlati’), possa avere una manifestazione sintomatologica (disturbo dell’immagine corporea, disturbi alimentari, ansia e disturbi umorali) che si sovrappone a quella dei disturbi alimentari, ed è stata suggerita una similarità, più nel dettaglio, con l’Anoressia Nervosa (Murray et al., 2012).

L’Anoressia Nervosa nei maschi: dal magro al muscoloso

L’Anoressia assume tra i maschi una caratterizzazione peculiare: l’età d’esordio è più alta; l’Indice di Massa Corporeo (BMI) è più elevato (Raevuori et al. 2014); le ospedalizzazioni sono risultate più brevi e minori i tentativi di suicidio (Gueguen et al., 2012). Darcy e collaboratori (2012) rilevano, inoltre, negli adolescenti maschi affetti da Anoressia Nervosa, minori preoccupazioni globali e minori apprensioni relative a peso e forma corporea rispetto alle femmine, anche se tali differenze potrebbero essere dovute a bias negli strumenti utilizzati (costruiti e tarati su una popolazione prevalentemente femminile). 

Generalmente, i maschi sono interessati all’acquisizione di un fisico più muscoloso, piuttosto che alle diete e al dimagrimento. Inoltre, gli uomini mostrano minori condotte eliminatorie rispetto alle donne e, se le utilizzano, provano meno vergogna e senso di perdita di controllo (Munno et al., 2005). Per contro, l’attività fisica nei maschi pare avere una frequenza dal 30 al 48%, maggiore rispetto alle altre condotte (Serdula et al., 1993; Munno et al., 2005).

 

Negli Stati Uniti, fino al 60% dei ragazzi dichiara di manipolare deliberatamente pratiche alimentari al fine di perseguire una maggiore muscolosità (Eisemberg et al., 2012). 

L’Anoressia Nervosa correlata alla ricerca di una migliore muscolosità si riferisce a una serie di comportamenti alimentari disordinati che sono guidati dal perseguimento degli ideali muscolari. In accordo con lo spostamento dell’ideale corporeo maschile, enfatizzante sia magrezza sia muscolosità, i comportamenti alimentari dei soggetti maschi paiono volti a ridurre l’adiposità del corpo, la quale a sua volta migliora la visibilità dei muscoli (Murray et al. 2016; Levender et al., 2017).

Una tematica centrale nei maschi, quindi, pare proprio riguardare il legame tra l’Anoressia Nervosa e la Dismorfia Muscolare.

La Dismorfia Muscolare, in precedenza definita “Anoressia Nervosa al contrario” (reverse Anorexia Nervosa, Pope et al.1993), è principalmente contraddistinta da alcuni aspetti caratteristici, quali la persistente preoccupazione per la dimensione e l’inadeguatezza della propria muscolatura (sebbene tali soggetti siano muscolosi), tanto da evitare attività e luoghi in cui questa potrebbe essere osservata, presenza di significative difficoltà o riduzione del funzionamento in ambito sociale, professionale o in altre dimensioni di vita, mancanza di controllo sull’attività di potenziamento muscolare, che assume tratti compulsivi, così come nel regime dietetico.

Il “bulk-and-cut”

Il bulk-and-cut” è una pratica dietetica, sempre più utilizzata, che prevede l’oscillazione di periodi di accrescimento muscolare e periodi volti agli obiettivi di magrezza legati alla muscolosità.

Nella fase “bulking” vi è un’eccessiva regolamentazione del consumo di proteine, con regole relative alla quantità di consumo, ai tempi e al tipo di proteine da ingerire; eventuali deviazioni da tale regime causano un disagio marcato. Tuttavia, nel corso di tale fase, non è rara l’insorgenza di insoddisfazione circa la propria magrezza, in quanto la concentrazione su un surplus calorico necessario a sostenere la crescita muscolare, potrebbe causare una maggiore adiposità corporea. Pertanto, segue una fase “cutting”, orientata a eliminare ogni sorta di caloria alimentare per ottenere una riduzione del grasso corporeo che migliora la visibilità della muscolatura. Tuttavia, in tale fase, può emergere nuovamente malcontento verso lo scarso sviluppo muscolare.

Risulta allora evidente come l’insoddisfazione verso il proprio corpo permanga in entrambe le fasi con l’insorgenza di un modello dietetico patologico e ciclico (Griffiths et al., 2013).

Accanto al fenomeno del “bulk-and-cut” è comparso, recentemente, il concetto di “imbrogliare i pasti”, ossia di includere nel regime dietetico alcuni pasti nei quali si assumono cibi molto calorici (1000-9000cal.) al fine di aumentare i processi metabolici utili per il raggiungimento degli ideali di magrezza (Levender et al., 2017).

Quali cause dietro la ricerca di magrezza e muscolosità?

Le cause che, nel corso del secolo scorso, sono state maggiormente adottate per spiegare i sintomi e le manifestazioni dell’anoressia nervosa, fanno riferimento a una percezione alterata della propria immagine corporea, e al tentativo di uniformarsi a un’immagine del corpo centrata sulla magrezza per le donne e sulla muscolosità per gli uomini, che è stata nel corso del tempo enfatizzata dai media e filtrata dalla cultura quotidiana. In particolare, l’esposizione agli ideali di bellezza rappresentati dai media in modo “irrealistico”, è generalmente considerata una delle ragioni centrali per comprendere nel mondo occidentale l’alto livello di insoddisfazione per il proprio corpo e per lo sviluppo di disturbi alimentari, come l’anoressia nervosa.

Ma è veramente la modificazione dell’immagine corporea il vero problema, oppure possiamo rendere conto di quella relazione fra il corpo, il cibo e l’immagine in altro modo?

In riferimento agli ideali modelli di bellezza risulta, per esempio, curioso domandarsi per quale motivo la letteratura medica individui svariati casi di anoressia nervosa in periodi in cui non esistevano modelli di bellezza in nessun modo legati alla magrezza e senza la possibilità di alcuna diffusione massiva dello stesso (Vandereycken &van Deth, 1995; Liccione, 2011).

Secondo una visione fenomenologica, il nucleo patologico dei Disturbi Alimentari andrebbe cercato nel peculiare rapporto con l’altro  alla base della stabilità personale (Arciero & Bondolfi, 2012). L’altro, infatti, rappresenta una fonte di aspettative da emulare o un polo di opposizione, ma anche una commistione di queste, rimanendo comunque un sistema di coordinate attraverso cui sentirsi situati e mantenere il senso della propria esistenza; il corrispondere all’altro diviene il modo tramite cui co-percepirsi, mentre nello stesso tempo l’altro è il referente nei confronti del quale distinguersi. Eventi di vita critici, che danno origine a una alterazione del senso di stabilità personale, possono far crollare i modi consueti dell’individuo di sentirsi a partire dall’altro.

Ad esempio, se una ragazza pre-adolescente, a causa di una disconferma (reale o solo immaginata) da parte di una figura affettivamente importante, fosse impossibilitata a trovare nuovi e immediati punti di riferimento con i quali co-percepirsi e sentirsi stabile, avrebbe a disposizione un unico luogo certo di co-percezione, il corpo. La configurazione e l’intensità dell’enterocezione andranno modulate su modalità attivanti (nel nostro caso rappresentate dalla fame o l’esperienza muscolare), in modo da fungere da nuove coordinate per dare senso alla propria esperienza.

È come se l’esperienza personale, privata della simultanea referenza dell’altro, fosse a priori incompleta sia nel valore che nella qualità, con la conseguente genesi di un senso del sé molto fluttuante e vago (ibid.). Da qui si comprende il motivo per cui spesso la mancanza di figure di riferimento sia portatrice di insicurezza nei giovani adolescenti.

Bibliografia

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