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La crisi economico-finanziaria degli ultimi anni, che ha colpito anche l’Italia, ha determinato un aumento del tasso di disoccupazione. Nel primo trimestre dell’anno scorso sono state stimate in Italia quasi 1,5 milioni di persone inattive, le quali non riuscendo a trovare lavoro hanno smesso di cercarlo. La disoccupazione, al pari del lavoro, è in grado di colpire non solo la dimensione professionale ma anche quella psicologica ed esistenziale dell’individuo. Senza lavoro infatti la persona perde non solo la possibilità di fare progetti per il futuro, grazie alla sicurezza di un reddito, ma anche e soprattutto, perde il  proprio ruolo sociale e la propria identità. 

La relazione tra lavoro e dignità è conosciuta da tempo: Darwin a riguardo con la celebre frase “il lavoro nobilita l’uomo” indica proprio come lavorando la persona si nobiliti, diventando migliore. Pertanto tale relazione è fondamentale per la stabilità dell’individuo a tal punto che la disoccupazione è in grado di causare importanti sofferenze psicologiche. La disoccupazione infatti può essere intesa come una vera esperienza di deprivazione e come tale può comportare serie conseguenze nell’individuo: dall’aumento del senso di inferiorità ed impotenza, alla perdita dell’autostima. Gli inoccupati a poco a poco perdono la fiducia in primis in sé stessi e successivamente anche negli altri, nella società e nel futuro.

Quali sono le conseguenze della disoccupazione?

Negli ultimi anni oggetto di riflessione e di analisi sono gli effetti della disoccupazione sugli individui non solo in termini economici ma anche dal punto di vista professionale, personale e sociale. E’ ampiamente dimostrato che lo stato di inoccupazione comporti delle conseguenze profonde sulla vita delle persone in termini esistenziali. A riguardo in uno studio (Migliore, 2007)  sono state analizzate nel dettaglio le conseguenze di questa condizione in termini di vissuto professionale, personale e sociale. A livello professionale l’individuo non più lavoratore va incontro ad una riduzione progressiva delle conoscenze e competenze, pregiudicando di conseguenza la possibilità di trovare altri lavori. In termini personali viene intaccata l’autostima con conseguente disagio psicologico e perdita della motivazione. Dal punto di vista sociale, invece, la persona si ritrova esclusa dal contesto lavorativo con conseguente riduzione dei rapporti interpersonali che minano l’identità e il ruolo sociale dell’individuo.

Da questi dati è possibile affermare come la perdita del lavoro incida notevolmente sul benessere generale degli individui modificandolo, con ripercussioni sulla salute sia fisica e psicologica, confermando quanto già evidenziato da molti studi presenti in letteratura (Kessler et al., 1987; Ferrie et al, 2002).

A titolo esemplificativo uno studio di Costa (Costa et al., 2004) individua tre meccanismi con i quali la disoccupazione incide sulla salute. Un primo è collegato alla povertà in quanto i problemi finanziari a cui la persona inoccupata va incontro avranno effetti non solo sulla salute fisica ma anche psichica con un aumento del rischio di depressione. Un secondo aspetto riguarda proprio la perdita del lavoro che viene vissuto dall’individuo come un evento di vita stressante quasi come se fosse un lutto. Infatti a seguito della perdita del lavoro vengono a mancare benefici connessi al lavoro (autostima, status sociale, contatti interpersonali); questo stato di stress causerebbe pertanto un incremento dei livelli di ansia. Infine a seguito di uno stato di inoccupazione, le persone sono più esposte all’insorgenza di comportamenti dannosi per la salute come il fumo, l’abuso di alcol o di sostanze stupefacenti e al contempo sono più esposte a condotte particolarmente rischiose ed autodistruttive.

Quali sono gli effetti psicologici legati alla disoccupazione?

Sono molti gli effetti psicologici che caratterizzano coloro che vivono questa drammatica condizione. Sentimenti di frustrazione, senso di colpa e inutilità possono combinarsi con vissuti di vergogna e rassegnazione, determinando sintomi depressivi di varia intensità fino ad arrivare a una depressione vera e propria. Gli studi presenti in letteratura evidenziano come gli individui disoccupati siano più vulnerabili e abbiano meno risorse, situazione questa che li predispone ad un’esacerbazione di vissuti emotivi negativi che possono facilmente evolvere in disturbi psicopatologici conclamati, soprattutto se non riconosciuti e opportunamente trattati. I disturbi psichici più spesso riscontrati sono risultati essere l’ansia e gli attacchi di panico, i disturbi del sonno, gravi forme di somatizzazione, disturbi del funzionamento sociale, stress e, soprattutto, la depressione (Linden et al., 2008; Pelzer et al., 2014). Questa situazione comporta un aumento della domanda di Servizi di Salute Mentale e del consumo di psicofarmaci (Starace et al., 2016).

Tali vissuti psicologici possono portare inoltre le persone a smettere di cercare lavoro, passando da una condizione di ricerca attiva ad una condizione di scoraggiamento che rende ancora più difficile l’inserimento nel mondo del lavoro. In tale situazione esistenziale molto probabilmente l’individuo si sente paralizzato dalla paura di subire ulteriori fallimenti e pertanto indietreggia di fronte alla sfida di trovare una nuova collocazione lavorativa.

Cosa si può fare nell’attesa di trovare lavoro?

A volte la società sembra dimenticarsi che l’uomo ha delle emozioni collegate a ciò che succede nella sua vita. Questo atteggiamento di superficialità si traduce nella pratica in percorsi di orientamento all’inserimento lavorativo meno efficaci, in quanto ci si dimentica di come quelle persone in cerca di lavoro possano essere in uno stato di apatia, pessimismo e di malessere mentale. Ammettere dunque che la componente psicologica abbia un ruolo importante nella ricerca del lavoro, e ribadire che il ruolo dello psicologo vada oltre l’aspetto clinico e patologico, è importante (e in certi casi decisivo) per la qualità della vita delle persone, soprattutto in ambito lavorativo e sociale. E’necessario dunque fornire innanzitutto uno spazio psicologico e relazionale di ascolto in cui le persone possano  scoprire di non essere sole a sperimentare un certo malessere, aiutandole quindi a superare gli stereotipi legati all’essere disoccupati. È inoltre fondamentale attivare la proattività; ossia favorire il recupero delle risorse personali e un livello di motivazione sufficiente per far ripartire la persona nella ricerca o nella creazione di un nuovo spazio lavorativo. 

Pertanto è fondamentale che il lavoro venga considerato non semplicemente come strumento di sopravvivenza ma bensì come una modalità in grado di assolvere a tutta una serie di funzioni di stampo psicologico come l’autoaffermazione, il riconoscimento e la gratificazione personale, poiché quando il lavoro manca si impoverisce l’identità della persona. 

Bibliografia 

Ferrie JE., Shipley MJ, Stansfeld SA, Marmot MG. Effects of chronic job insecurity and change in job security on self reported health, minor psychiatric morbidity, physiological measures, and health related behaviours in British civil servants: the Whitehall II study. J Epidemiol Community Health. 2002 Jun;56(6):450-4

Marinacci C, Grippo F, Pappagallo M, Sebastiani G, Demaria M, Vittori P, Caranci N, Costa G. Social inequalities in total and cause-specific mortality of the Italian population, from 1999 to 2007. Eur J Public Health 2013; 23(4): 582-587 (IF 2,728)

Storace F., Mungai F.,Sarti E., Addabbo T. Self-reported unemployment status and recession: An analysis on the Italian population with and without mental health problems. Plos one. 2017. 12(4):e0174135.