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Secondo la International Association for the Study of Pain (IASP) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità il dolore è “un’esperienza sensoriale ed emozionale associata a un danno tissutale, in atto o potenziale, o descritta in termini di danno”.

Il dolore, quindi, è il risultato di due componenti: una componente percettiva e una esperienziale. La componente percettiva, o nocicezione, è quella che consente la trasmissione e la ricezione al sistema nervoso centrale degli stimoli potenzialmente nocivi; la componente esperienziale, invece, è del tutto personale e soggettiva ed entrano in gioco fattori emotivi, cognitivi e socio-culturali che influenzano l’esperienza che facciamo del dolore.

Il dolore acuto è considerato un sintomo di una malattia sottostante, mentre il dolore cronico può essere considerato esso stesso una malattia. E’ stato definito come “un dolore che persiste più a lungo del corso naturale della guarigione che si associa a un particolare tipo di danno o malattia” (Bonica, 1953). Il dolore cronico è tra i sintomi che hanno l’impatto maggiore sulla qualità di vita dei pazienti e costituisce un vero e proprio problema di sanità pubblica se consideriamo che in Italia il 26% soffre di dolore cronico di entità moderata.

Le principali cause del dolore cronico sono i tumori, le malattie reumatiche come la fibromialgia, l’artrite reumatoide, l’osteoartrosi, lesioni nervose e danni muscolari che non riescono a guarire completamente.

Come si tratta il dolore cronico?

Ai fini di una corretta terapia del dolore è necessario distinguere il dolore nocicettivo da quello neuropatico. Nel dolore nocicettivo lo stimolo lesivo è percepito a livello delle terminazioni nervose periferiche che trasmettono l’informazione al sistema nervoso centrale; il dolore neuropatico, invece, è causato da fibre nervose che trasmettono segnali errati ai centri del dolore nel cervello. Questa disfunzione dell’attività neurologica fa sì che il dolore venga percepito anche in assenza di un danno reale.

Questa distinzione è fondamentale nella scelta della cura farmacologica dal momento che i farmaci utilizzati per il dolore nocicettivo non hanno effetti sul dolore neuropatico. Tuttavia, sembra che anche gli antidolorifici più potenti attualmente sul mercato non riducano il dolore di più del 30-40% in non più del 50% dei pazienti (Turk, 2002).

Da questi dati appare evidente come il solo approccio farmacologico non possa essere sufficiente nella terapia del dolore cronico, ma si rende necessario applicare anche approcci psicologici complementari che possano aiutare i pazienti a gestire il dolore in maniera più adattiva. Inoltre, nella gestione del dolore cronico non dobbiamo sottovalutare l’importanza della più recente evidenza scientifica che sottolinea come la relazione che una persona ha con il proprio dolore influenzi l’intensità del dolore stesso e le limitazioni correlate al dolore.

Dolore cronico e EMDR: cosa può fare la psicoterapia?

L’EMDR, acronimo di Eye Movement Desensitization and Reprocessing (desenzibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari), è un metodo psicoterapico strutturato che viene utilizzato per il trattamento di diverse psicopatologie e problemi legati sia a eventi traumatici sia a esperienze più comuni ma comunque emotivamente stressanti. Nella corso della terapia EMDR, grazie alla stimolazione oculare bilaterale , si migliora la connessione e la comunicazione tra gli emisferi cerebrali e l’integrazione a livello corticale delle esperienze traumatiche. Inoltre, sembrerebbe che il rilassamento indotto dalla stimolazione oculare bilaterale possa determinare un rilascio di oppiacei naturali e l’inibizione dell’amigdala, un’area cerebrale legata alle emozioni come la paura, ansia e rabbia. Infine, l’EMDR sembrerebbe anche in grado di regolare l’attività del sistema limbico, correlato all’esperienza del dolore, e aumentare l’attivazione della corteccia cingolata anteriore e dell’area prefrontale sinistra.

Quindi, grazie alla capacità di lavorare sulla componente cognitiva e su quella emotiva, l’EMDR risulterebbe un utile strumento per la gestione del dolore cronico.

 

Bibliografia

Turk DC, Okifuji A. Psychological factors in chronic pain: evolution and revolution. J Consult Clin Psychol. giugno 2002;70(3):678–90.

EMDR

Trattamento del dolore cronico con la CBT: quando il corpo incontra la mente (razionale)

http://www.italialongeva.it/wp-content/uploads/2015/03/epidemiologia-dolore-zuccaro.pdf