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Questa settimana sulle pagine social di NEPSI abbiamo parlato di linguaggio, trattandone lo sviluppo, la perdita per un danno cerebrale, le diverse modalità di comunicazione che possono esistere nell’età adolescenziale e durante patologie come la demenza di Alzheimer.

 

Questo articolo vuole fornire una sintesi unitaria e un approfondimento rispetto a tutti gli argomenti trattati durante la settimana appena trascorsa.

 

 

Il linguaggio

 

Il linguaggio è senza ombra di dubbio una delle capacità più straordinarie dell’essere umano.

Esso è onnipresente nelle nostre vite e costituisce il mezzo di relazione con gli altri, la base dei nostri pensieri e della nostra identità, veicola le nostre emozioni e si pone addirittura come strumento di cambiamento, per esempio nella psicoterapia.

Nel mondo esistono circa 7000 lingue diverse e nel corso del tempo i ricercatori hanno scoperto che nonostante siano molto diverse tra di loro, i meccanismi cerebrali per impararle, parlarle e comprenderle sono gli stessi in tutte le culture.

Le prime scoperte sulla neuroanatomia del linguaggio risalgono alla fine dell’800, con le scoperte di arre specifiche per l’eloquio e la comprensione da parte dei famosissimi studiosi Paul Broca e Carl Wernicke. Questi studi rappresentano i primi risultati nell’individuazione dei correlati neurali del linguaggio, ma ad oggi è noto che questa complessa dipende  da un articolato network cerebrale che forma una rete distribuita.

Il linguaggio, infatti, è un’abilità che per funzionare adeguatamente necessita dell’apporto di altre funzioni cognitive, come la #memoria, l’attenzione, la percezione, la motricità, l’udito.

 

 

Linguaggio e pensiero

 

Il linguaggio è uno strumento di comunicazione potentissimo ed è addirittura in grado di modificare il nostro pensiero.

Anche se l’affermazione sembra forte, questa teoria, proposta negli anni ’30 dai linguisti americani Edward Sapir e Benjamin Lee Whorf, è tornata in auge in seguito all’emergere delle evidenze scientifiche a suo favore, dopo essere stata accantonata nel  corso del ‘900 per la loro mancanza.

È ormai evidente che, a seconda della struttura sottostante le varie lingue, la cognizione cambia notevolmente. Il linguaggio, infatti, dà forma all’esperienza  umana, alla concezione dello spazio, del tempo, della causalità, delle relazioni con gli altri.

Ecco alcune abilità che differiscono a seconda della lingua che parliamo:

  • La rappresentazione del tempo
  • La descrizione degli eventi e di conseguenze il loro ricordo
  • L’apprendimento di cose nuove
  • La discriminazione di colori

Queste scoperte mostrano come il linguaggio costituisca il mezzo attraverso cui le persone danno forma alla propria esperienza e come sia estremamente importante porvi un’attenzione particolare nei contesti della salute, educativi, politici. Pensiamo per esempio alla tendenza a usare un linguaggio estremamente aggressivo sui social media.

 

 

Lo sviluppo del linguaggio

 

Abbiamo approfondito in un altro articolo del nostro blog la diatriba tra la posizione innatista e comportamentista sull’acquisizione del linguaggio. Una delle più strabilianti caratteristiche del linguaggio umano è in effetti l’uniformità della sua acquisizione in tutte le culture.

A prescindere da quale sia la lingua madre, infatti, i processi attraverso cui i bambini imparano a parlare sono comuni in tutto il mondo. L’uomo inizia a imparare a comunicare ben prima della nascita: è stato osservato che già nella fase intrauterina il feto riesce a percepire i suoni che arrivano dall’esterno, iniziando a riconoscere le intonazioni della propria lingua madre. Queste evidenze mostrano come l’essere umano nasca già predisposto per essere in relazione con i suoi simili.

Dalla nascita, progressivamente e lentamente, passando per l’attenzione condivisa con il caregiver e l’utilizzo della gestualità, il bambino apprende le parole fino ad arrivare al periodo della cosiddetta “esplosione lessicale”, tra i 18 e i 24 mesi, quando il vocabolario cresce in maniera esponenziale e iniziano a prodursi le prime combinazioni di due parole.

Successivamente è frequente osservare un simpatico fenomeno nei piccoli che imparano a parlare: l’ipergrammatismo, ossia la produzione di errori nel linguaggio parlato derivanti dall’applicazione delle regole grammaticali anche quando la lingua madre prevede un’irregolarità.

Entro i tre anni e mezzo la maggior parte dei bambini è in grado di ripetere correttamente una frase.

 

 

Il linguaggio digitale

 

L’adolescenza rappresenta quel complesso periodo di passaggio dall’infanzia all’età adulta in cui l’individuo impara a relazionarsi con contesti sociali sempre più ampi e durante la quale il confronto con i propri pari diventa di primaria importanza.

Sempre più spesso, i genitori vedono i loro figli che, durante questi anni, sono molto differenti da come erano loro. In particolare, una differenza sostanziale con le generazioni precedenti è rappresentata dall’avvento della comunicazione digitale, modalità prediletta dagli adolescenti di oggi per relazionarsi con i loro coetanei.

In una ricerca che ha indagato l’utilizzo di internet tra i ragazzi (13-17 anni) è emerso che il 92% di essi usa internet giornalmente, mentre il 24% lo usa quasi costantemente. Avere la possibilità di connettersi da dispositivi mobili aumenta la la frequenza dell’accesso a internet.

Tra le varie differenze prodotte dalla comunicazione digitale sulle competenze cognitive, i ricercatori hanno osservato l’effetto che produce sulla formazione delle relazioni sociali. Mettendo a confronto comunicazione faccia a faccia, video chat, audio chat, e instant messaging, hanno rilevato che i segnali interpersonali sono minori nelle comunicazioni attraverso i media e che questo declino è associato con una minore sensazione di legame e con minori segnali non verbali.

Tuttavia è anche emerso che è possibile elicitare sentimenti di legame attraverso l’uso di cue interpersonali digitali (per esempio le emoticon) nella comunicazione testuale (messaggi e chat), mentre la comunicazione attraverso video chat elicita livelli simili di legame rispetto all’interazione faccia a faccia.

I dati di queste ricerche sono in continua evoluzione e anno per anno si fanno ulteriori scoperte. Quello che è importante sapere, però, è che le modalità di comunicazione cambiano radicalmente tra le generazioni e che non sempre le novità sonp da considerarsi come negative!

 

 

L’afasia e la comunicazione con la persona in difficoltà comunicativa

La possibilità di comunicare pensieri, emozioni e desideri è fondamentale per il benessere personale, e soprattutto quando si è malati o fragili diventa una priorità far capire le proprie necessità. Purtroppo, l’abilità di parlare e comprendere può andare in contro a malfunzionamenti nel corso della vita.

Uno di questi è l’afasia, cioè un disturbo acquisito nella produzione e /o produzione del linguaggio, causato da una lesione cerebrale e caratterizzato dal mantenimento di un normale livello d’intelligenza. Spesso il disturbo è accompagnato da altri sintomi quali l’emianopsia (perdita di metà del campo visivo, nel nostro caso il destro), la paralisi completa o parziale della parte destra del corpo, con associate difficoltà alla sensibilità.

Il livello di compromissione della comunicazione è variabile a seconda della gravità del danno cerebrale sottostante e della focalità o diffusione della lesione. Anche il grado di recupero e la stabilità delle problematiche della persona possono variare a seconda di quale sia la causa sottostante e dal tipo di riabilitazione effettuata.

Questa sintomatologia clinica, infatti, può avere diverse cause e derivare per esempio da ictus, trauma cranico un’infezione, processi patologici neurodegenerativi (tumori cerebrali o forme di demenza).

Il linguaggio può apparire degradato non solo quando si verifica l’afasia (in caso di forma degenerativa si parla di Afasia Progressiva Primaria), ma anche come conseguenza della progressiva perdita della competenza cognitiva che caratterizza le altre forme di demenza. Ne abbiamo parlato qui, dove potrete trovare anche dei suggerimenti su come comunicare con le persone con demenza.

Spesso, infatti, chi assiste le persone affette da decadimento cognitivo fa molta fatica a comprendere e a farsi comprendere dal proprio caro. Addirittura, le difficoltà di comunicazione appaiono tra le prime 4 riportate dai caregiver nel rapporto con l’anziano malato.

 

Bibliografia

Boroditsky, L. (2011). How language shapes thought. Scientific American304(2), 62-65.

National Geograpghic (2019) Il linguaggio. Le basi neurali della comunicazione. Le frontiere della scienza National Geographic, 5. RBA Italia Srl, Milano