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Nel 2017 la rivista scientifica Lancet ha pubblicato un articolo sulla cura e la prevenzione della demenza (Livingstone et al., 2017). Una commissione di esperti ha analizzato e riportato i risultati della ricerca degli ultimi anni sulla prevenzione e sui fattori di rischio della demenza. I risultati della ricerca identificano i seguenti aspetti come fattori di rischio della demenza su cui è possibile intervenire a livello preventivo:

  • Udito: anche una lieve perdita dell’udito può aumentare il rischio a lungo termine di deterioramento cognitivo;
  • Attività fisica: gli anziani che fanno attività fisica hanno maggiori probabilità di non andare incontro a deterioramento cognitivo rispetto a quelli che non fanno attività fisica regolare;
  • Problematiche cardio vascolari: è necessario ridurre l’obesità, smettere di fumare, trattare condizioni mediche quali il diabete, l’ipertensione e l’ipercolesterolemia. 
  • Salute mentale: l’isolamento sociale e la depressione potrebbero essere sintomi iniziali di demenza piuttosto che fattori di rischio. Tuttavia, in letteratura vi sono sempre più prove del fatto che l’isolamento sociale aumenta il rischio di ipertensione, malattie cardiache e depressione, tutti fattori di rischio delle demenze. L’isolamento sociale può risultare anche in una diminuzione dell’attività cognitiva che è connessa a un più rapido declino cognitivo. 
  • Scolarità: livelli più bassi di scolarità si associano ad un aumento del rischio di demenza. È stata dimostrata, a riguardo, l’esistenza della cosiddetta riserva cognitiva, una sorta di “cervello di scorta” che si sviluppa con l’esercizio della mente e che permette di resistere maggiormente a malattie quali la demenza o di ridurne la gravità. Si pensa che da solo questo fattore sia capace di ridurre di un terzo la possibilità di ammalarsi o la gravità della malattia. 

 

Un esempio di intervento preventivo : la Stimolazione cognitiva

L’invecchiamento porta con sé non solo una serie di cambiamenti a livello fisico-sensoriale ma anche una serie di cambiamenti nella sfera cognitiva. 

Quando si parla di vecchiaia e di funzionamento cognitivo un ruolo importante viene giocato dalla riserva cognitiva, precedentemente accennata. Ognuno di noi infatti possiede un bagaglio di riserva di neuroni e di volume cerebrale che è essenzialmente determinato da fattori genetici. La riserva cognitiva corrisponde all’allenamento e all’implementazione della propria dotazione genica. Potenziare in vita la propria riserva cognitiva potrebbe essere un investimento a lungo termine di notevole importanza. Essa sembra fornire ai soggetti una protezione, o meglio, una vera e propria riserva compensando, almeno temporaneamente, il danno neurologico dovuto non solo a malattie neurodegenerative ma anche all’invecchiamento fisiologico. 

Attraverso il fenomeno della plasticità cognitiva la riserva cognitiva, può essere mantenuta nel tempo e talvolta anche migliorata. Da queste riflessioni sono nati percorsi di potenziamento cognitivo in quanto l’anziano viene visto come un individuo non privo della possibilità di apprendere ma capace di sfruttare le risorse mantenute e quindi in grado di compensare quelle che vengono meno nel tempo. 

Un esempio di intervento nelle demenze : la Stimolazione cognitiva

Anche all’interno di quadri patologici, la stimolazione cognitiva riveste un ruolo molto importante. Le basi di un percorso di stimolazione cognitiva si fondano sull’evidenza che la mancanza di attività cognitiva accelera il declino cognitivo non solo nell’invecchiamento normale ma anche e soprattutto in quello patologico.
Nello specifico della demenza, i deficit cognitivi ad essa relati, possono determinare, già nelle prime fasi di malattia, importanti limitazioni nella conduzione di una vita autonoma. Oltre alle conseguenze del danno di natura neurofunzionale ve ne sono altre causate dalla condizione di isolamento, di diminuzione degli interessi e delle attività personali in cui si vengono a trovare le persone nelle prime fasi della malattia. Questi aspetti comportano una drastica riduzione degli stimoli cognitivi e sociali. 

Allo stato attuale non esiste una cura efficace per la demenza che sia in grado di modificarne il decorso. Negli ultimi anni sempre più ricerche scientifiche hanno posto l’accento sull’efficacia delle terapie non farmacologiche nella demenza. All’interno di questi interventi la stimolazione cognitiva ha mostrato evidenze di efficacia terapeutica nel trattamento. Essa infatti è un trattamento psicosociale diffuso a livello mondiale, comprovato a livello scientifico, che promuove i principi di cura centrati sull’individuo in quanto persona, piuttosto che sulla malattia. Inoltre è un intervento globale, capace di stimolare il funzionamento cognitivo e socio-relazionale, rallentando quindi il decorso della malattia. 

 

 

Bibliografia

De Beni R., Marigo C., Sommaggio S., Chiarini R., Borella E. (2008). Lab-I Empowerment emotivo-motivazionale. Firenze, Giunti.

Delle Fave A. (2007). La condivisione del benessere. Il contributo della psicologia positiva. Milano, Angeli.

Gill Livingston, Andrew Sommerlad, Vasiliki Orgeta, Sergi G Costafreda, Jonathan Huntley, David Ames, Clive Ballard, Sube Banerjee, Alistair Burns, Jiska Cohen-Mansfield, Claudia Cooper, Nick Fox, Laura N Gitlin, Robert Howard, Helen C Kales, Eric B Larson, Karen Ritchie, Kenneth Rockwood, Elizabeth L Sampson, Quincy Samus, Lon S Schneider, Geir Selbæk, Linda Teri, Naaheed MukadamSpector (2017). Dementia, prevention, intervention and care. The Lancet. Vol. 390. No 10113.