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“Nessun uomo è un’isola”. Questo scriveva John Donne nel 1624 ed è una considerazione quanto mai attuale. Poter contare su contatti sociali significativi e durevoli fa avere fiducia negli altri e alimenta il livello di soddisfazione nei confronti della propria vita. Questo  quanto è emerso dal rapporto annuale dell’Istat 2018. Considerando nello specifico l’amicizia, secondo molti esperti la vera amicizia riguarda il “sentirsi supportati nello stesso modo in cui si desidererebbe”. 

Ma è così facile trovarla? 

Negli Stati Uniti ben 42,6 milioni di persone sopra i 45 anni non saprebbero a chi chiedere aiuto o con chi confidarsi; in Italia oltre il 13% dei cittadini soffre di solitudine. Per molte indagini la solitudine è un’epidemia pari all’obesità. Le amicizie dunque non sono un lusso ma una necessità!! Dopo la comparsa delle moderne tecnologie le tipologie di relazioni sociali sono numerose e diverse tra loro ma il valore della socialità rimane prioritario. Che si tratti di interazioni reali o virtuali, il desiderio di socialità non rappresenta, come detto, solo una tendenza connaturata nell’uomo ma anche un incentivo ad avere maggiore fiducia nei confronti degli altri e della società. 

Nel cervello dei nostri amici

 

Uno studio del Dartmouth College ha messo in evidenza come il cervello di amici elabori la realtà in modo molto simile.  Per affermare questo gli studiosi hanno condotto uno studio in cui hanno sottoposto a 279 studenti universitari un questionario sulle loro abitudini di vita e di indicare quali fra gli altri studenti arruolati nella ricerca considerassero amici. Sulla base delle risposte hanno successivamente tracciato una mappa dei rapporti sociali fra gli studenti. Hanno poi mostrato a un sottogruppo di studenti una serie di brevi filmati – fra cui scene di vita reale, commedie, documentari e dibattiti – mentre ne monitoravano l’attività cerebrale con risonanza magnetica funzionale.

Gli scienziati hanno scoperto che il cervello degli amici risponde in modo molto simile. Regioni di concordanza sono state riscontrate nel nucleo accumbens, nel proencefalo inferiore, che gioca un ruolo importante nei meccanismi di rinforzo, dipendenza, piacere e paura, e nel lobo parietale superiore, dove il cervello decide come dare attenzione all’ambiente esterno. 

La somiglianza tra le risposte neuronali può essere utilizzata dunque per prevedere sia il rapporto affettivo che la distanza sociale tra due individui! Prossima sfida per i ricercatori sarà quella di comprendere se veniamo attratti naturalmente dalle persone che vedono il mondo alla nostra stessa maniera, se diveniamo più simili una volta che condividiamo le stesse esperienze, o se entrambe le dinamiche si rafforzano a vicenda.

Che funzioni ha l’amicizia tra bambini?

 

La Walt Disney Company ha condotto un sondaggio per celebrare le classiche storie sull’amicizia di Winnie the Pooh, rilevando che il 43% degli italiani intervistati ha incontrato il proprio miglior amico proprio negli anni dell’infanzia : il 76% prima degli otto anni e il 22% a sei anni. In realtà l’amicizia compare in tenerissima età. Addirittura già a 8-10 mesi i bambini instaurano rapporti preferenziali con alcuni coetanei. 

Ma per un bambino in età scolare chi è un amico?

  • è chi ti vuole bene;
  • è quella persona con cui poter giocare;
  • è una persona che sposeresti;
  • è quell’individuo a cui piacciono le stesse cose che piacciono a te.

Crescendo i sentimenti si affinano e quando l’amico non c’è si inizia a sentirne la mancanza o si prova gelosia se lo si vede giocare con un altro. Attraverso l’amicizia i bambini iniziano a “comprendere la mente“, de-centrandosi dal loro egocentrismo fisiologico, iniziando a sviluppare quella che in futuro sarà l’empatia. L’amicizia tra bambini dunque è fondamentale. Essa si basa su interazioni reciproche e orizzontali in cui vengono apprese abilità di cooperazione e competizione; si può parlare quindi di una vera palestra delle relazioni sociali. 

Chi è il “Migliore amico” per un adolescente?

 

L’amicizia tra adolescenti è quel tipo di interazione caratterizzata da sentimenti di simpatia, fiducia, solidarietà, confidenza e reciprocità nel prestarsi aiuto. Da giovanissimi tutti abbiamo avuto un “amico del cuore“, un compagno inseparabile con cui abbiamo condiviso confidenze e importanti esperienze.

Ma chi era il nostro migliore Amico?

  • Era quella persona a cui rivelavamo qualunque tipo di esperienza, dalle bugie ai litigi con i genitori. Era il nostro confidente e noi il suo; 
  • Era quella persona di cui ci potevamo fidare ciecamente; non avrebbe mai svelato a nessuno le nostre confidenze; 
  • Eri il nostro unico amico del cuore; il nostro migliore amico non aveva altri legami di amicizia così stretti; 
  • Era quella persona che ci capiva al volo, sentendo ciò che provavamo, condividendo insieme a noi problemi, sentimenti, emozioni.

Ecco perché  durante l’adolescenza l’amicizia assume tanta importanza:

  • Gli adolescenti si rifugiano negli amici perché in famiglia non si sentono compresi e appoggiati appieno;  l’amicizia in questo periodo assolve delle funzioni che la famiglia non riesce più ad assolvere;
  • Attraverso le amicizie gli adolescenti imparano che nelle relazioni è necessario rispettare delle regole; come ad esempio quella della fiducia, della solidarietà e del sostegno reciproco;
  • Per amicizia non si intende solo quella esclusiva tra due persone,ma anche quella di gruppo. L’appartenenza ad un gruppo crea nell’adolescente un buon senso di sicurezza e fa abbassare gli stati di ansia.
  • Avere dunque delle buone amicizie durante l’adolescenza è importante per sapere che cosa aspettarsi dagli altri, in vista di un buon futuro adattamento nella società. 

E che ruolo ha l’amicizia negli anziani? Quanti amici abbiamo nel corso della nostra vita? 

 

Una ricerca inglese di qualche anno fa, su un campione di 10.000 interviste, ha stimato una media di 400 amici. Questo numero va però diluito lungo il corso della nostra esistenza. Frequentiamo infatti non più di 30 persone alla volta. 

Uno studio della  University State of Michigan afferma come l’amicizia possa rappresentare un’importante fonte di felicità e di benessere per gli anziani. Talvolta coltivare le relazioni di amicizia può procurare addirittura un benessere superiore rispetto a quello fornito dalla famiglia che, quando l’individuo è anziano, può purtroppo essere assente oppure essere talvolta foriera di stress. 

Ma quali sono i due rimedi per vivere in modo sano e attivo la terza età?

  • Avere delle buone amicizie: una ricerca condotta su 7000 anziani negli stati uniti rileva come sia importante per la salute avere relazioni di qualità. Infatti quanti percepiscono gli amici come fonte di stress riferiscono un maggior numero di patologie croniche;
  • Avere una vita sociale: è molto importante coltivare relazioni amicali. Con il termine social engagement ci si riferisce proprio ad una modalità di occupazione per gli over 65 in cui viene dedicato del tempo agli impegni nel sociale o alle attività ludiche (come andare al cinema o a teatro).  Questi comportamenti hanno delle ripercussioni estremamente importanti sulla salute dell’anziano tanto da ridurre il il rischio di sviluppare un disturbo depressivo! 

Internet è una minaccia o una risorsa per l’amicizia nell’era dei social? 

 

In tanti tra poeti, filosofi e scrittori hanno cercato di dare una definizione dell’amicizia, ma non vi sono riusciti in quanto nessuna amicizia è uguale a un’altra anche se tutte hanno in comune un aspetto fondamentale: ‘il legame‘, ovvero, quel sentimento di vicinanza e di comunione che tiene legati due individui.

Prima dell’avvento di Internet ci si conosceva incontrandosi in luoghi di aggregazione reali; oggi invece si può assistere alla nascita di nuovi rapporti anche su “piazze virtuali”. Internet è nato con l’intento di azzerare le distanze tra le persone; in un sogno visionario in cui tutti potessimo essere interconnessi. 

Ma che impatto hanno avuto i social network sui nostri rapporti di amicizia? Possiamo rilevare sia criticità che punti di forza. Pensando alle criticità possiamo considerare: 

  • il rischio di isolamento: internet invece che unire potrebbe in alcuni casi sortire l’effetto contrario.Vi è mai capitato di andare ad una festa e di vedere diverse persone chine sul proprio cellulare? Questo è il fenomeno del Phubbing, ovvero quando in un contesto sociale si è concentrati sul proprio smartphone e non si considera il mondo circostante;
  • il rischio della menzogna: nella realtà virtuale è più facile mentire, camuffare il proprio stato emotivo e condividere un’immagine di sé poco veritiera;
  • il rischio di una comunicazione fallace: sui social manca il canale della comunicazione non verbale mediata dal corpo e questo non ci permette di cogliere le sfumature emotive fondamentali all’interno di una relazione.

Ma ora invece veniamo agli aspetti positivi:

  • Internet permette di mettere in contatto quelle persone che hanno difficoltà relazionali offrendo loro la possibilità di creare nuove relazioni;
  • Internet, riducendo le distanze, è un prolungamento delle relazioni reali permettendo alle persone di mantenersi in contatto più facilmente;
  • Internet, per mezzo dei social, unisce le persone che hanno interessi simili, dando loro la possibilità di trovare nuovi potenziali amici.