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Ansia e depressione sono spesso nominate come le patologie psicologiche del nuovo millennio, causate da una società che impone degli standard di vita veloci, sempre alla rincorsa di traguardi e obiettivi da raggiungere e da mostrare agli altri sui social network.

Già da bambini siamo abituati a svolgere molteplici attività extra-scolastiche, durante le quali competere con i compagni per essere i migliori.

Durante gli studi, è una continua rincorsa al voto migliore, alla tesi più prestigiosa, alla collaborazione che ci potrà portare in alto.

Arriviamo infine al mondo del lavoro, dove spesso ci troviamo infine a confronto con mondo pieno di incertezze, tra contratti precari, monte ore altissimi e stipendi che non permettono una reale indipendenza.

Tutto questo accade mentre su Facebook e Instagram siamo a confronto con le vite meravigliose e i viaggi in posti da cartolina dei nostri ex compagni di scuola.

Assecondando questo tipo di ragionamento, si dovrebbe arrivare a concludere che la “colpa” dell’esordio di disturbi quali ansia e depressione cade interamente sulla società in cui viviamo. Osservando con maggiore attenzione, però, ci si accorge che seguendo questo fil rouge dovremmo poter trovare i segni e sintomi di queste patologie nella quasi totalità delle persone, mentre invece esse colpiscono solo una parte della popolazione.

L’ansia è un disturbo del 21° secolo?

Ripercorrendo la storia della medicina è possibile trovare tracce dell’ansia già a partire dall’antica Grecia, quando era concepita come melanconia e si pensava derivasse da un eccesso di bile nera presente nell’organismo. Tale patologia, sostenuta da Ippocrate e accettata da Aristotele, era curiosamente curata con il vino, rimedio naturale ai sintomi fisiologici manifestati.

Nel Medioevo, l’ansia diventa malattia mentale e dello spirito, alla quale la religione può porre rimedio attraverso la redenzione deipeccati del paziente.

Durant l’Illuminismo, molti rimedi come decotti, salassi, impiego di oppio e pietre preziose, continueranno a ricoprire un ruolo primario nel trattamento dei sintomi ansiosi tra la popolazione.

È solo dall’800 in poi l’ansia che sarà progressivamente concepita come una malattia mentale da curare con i farmaci e tramite psicoterapia, da intendersi etimologicamente come “terapia dell’anima”.

Ansia e Paura

Per comprendere come funziona l’ansia, è molto utile metterla a confronto con un’altra emozione: la paura.

La paura è definibile come una reazione emotiva funzionale per affrontare un pericolo immediato, l’ansia è quell’emozione che ci permette di affrontare una preoccupazione sulla verificabilità di un evento futuro. La paura è fondamentale nella risposta di “attacco o fuga”, che ci permette di mobilitare tutte le nostre risorse per affrontare la minaccia o, in alternativa, fuggire da essa. Per questo motivo, nelle giuste circostanze una reazione di paura può salvarci la vita. L’ansia, invece, ci aiuta a individuare minacce future e a premunirci contro di esse, progettando ipotetici scenari nei quali potremmo essere coinvolti e, in quel caso, dovremmo affrontare la situazione temuta. In tal senso è possibile parlare di “ansia fisiologica”, cioè quando questa emozione assume un ruolo adattivo.

A tal proposito, secondo la legge di Yerkes e Dodson, un grado di ansia medio ci permette di essere più performanti rispetto a quando siamo tranquilli. Pensiamo per esempio a quando affrontiamo un esame universitario o un colloquio di lavoro. Un medio livello di arousal, quindi una più intensa attivazione fisiologica, è funzionale alla buona riuscita di una performance. Se invece tale attivazione aumenta troppo, come nell’affrontare compiti troppo impegnativi, può determinare difficoltà che oltre al piano emotivo coinvolgono anche quello cognitivo (problematiche nella attenzione divisa, nella memoria di lavoro, e nel decision making).

Spesso, però, l’ansia travalica i suoi aspetti adattivi, cioè utili, e le reazioni ansiose sono generalizzate a una serie di situazioni ‘neutre’.

Perchè l’ansia diventa un problema?

Secondo l’approccio ermeneutico-fenomnologico, i disturbi d’ansia sono streettamente legati all’enterocezione, cioè all’abilità di percepire le condizioni fisiologiche del proprio corpo e rappresentare il proprio stato corporeo durante le attività contestuali. L’area cerebrale legata a questa capacità e l’insula.

Gli individui più propensi a sviluppare disturbi d’ansia sono coloro che sono iper-focalizzati sui cambiamenti viscerali. Le esperienze e il mondo saranno vissuti in modo congruente allo specifico stato viscerale in atto. Il disturbo d’ansia si sviluppa nel momento in cui lo stato viscerale esce dal range di familiarità ed è avvertito come sganciato dal contesto situazionale in atto (Liccione, 2012; 2016; Arciero e Bondolfi, 2012).

Le forme d’ansia

Ecco alcuni esempi di forme d’ansia molto comuni, che probabilmente voi o qualche vostro caro ha sperimentato.

Attacco di panico

Gli attacchi di panico sono stati di ansia acutissima, che insorgono per lo più inaspettatamente e che portano a provare sensazione di morte imminente, perdita del controllo o paura di impazzire. Durante gli attacchi sono presenti numerosi sintomi fisici che allarmano il soggetto, come fatica a respirare con senso di oppressione toracica, dolore al petto, tachicardia e vertigini.

L’attacco di panico è la sperimentazione di uno stato d’ansia molto acuta, che avviene nella quasi totalità dei casi in modo inaspettato e improvviso, e che condice il soggetto a esperire una intensa paura di morire, di perdere il controllo o di impazzire. Oltre a costituire il sintomo principale di un disturbo (Disturbo di Panico) a se stante, quando avvengono in modo ricorrente, l’attacco di panico può essere sintomo di altri tipi di patologie psichiche. Spesso, si presenta in forma paucisintomatica, cioè con una costellazione quantitativamente e qualitativamente minore di sintomi.

Secondo il Manuale Statistico e Diagnostico dei disturbi Mentali (DSM-5, APA, 2013), i sintomi fisici dell’attacco di panico sono i seguenti:

  • Palpitazioni, tachicardia
  • Sudorazione
  • Tremori
  • Dispnea, sensazione di soffocamento
  • Dolore/fastidio al petto
  • Sensazione di asfissia
  • Nausea
  • Vertigini, instabilità, testa leggera, svenimento
  • Brividi, vampate di calore
  • Parestesie
  • Derealizzazione/depersonalizzazione
  • Paura di perdere il controllo, di impazzire
  • Paura di morire

Ansia generalizzata

Si caratterizza come ansia o preoccupazione eccessive relative a una quantità di eventi o di attività quotidiane (scuola/lavoro), che si fa fatica a controllare e sono associate a:

  • irrequietezza, sentirsi i nervi a fior di pelle
  • facile affaticamento
  • difficoltà a concentrarsi, vuoti di memoria
  • irritabilità
  • tensione muscolare
  • alterazioni del sonno

Fobia sociale

La fobia sociale è caratterizzata da paura o ansia marcate legate a situazioni sociali in cui l’individuo è sottoposto al giudizio degli altri. Vi è inoltre il timore di manifestare sintomi di ansia che saranno valutati negativamente dagli altri. Le situazioni temute vengono evitate o sopportate a fatica. La paura può essere relativa all’essere giudicati negativamente per le proprie risposte fisiologiche oppure per la propria performance cognitiva o comportamentale.

Cosa fare quando si soffre di disturbi d’ansia? 

Secondo il Rapporto Istat 2017, gli italiani che soffrono di disturbi d’ansia in una delle loro forme sono più di due milioni,

È quindi fondamentale conoscere come questi possono essere trattati. In primo luogo, il consiglio più generale che possiamo dare è di rivolgersi a uno specialista (psichiatra, psicologo, psicoterapeuta) e di non accontentarsi del consiglio di amici, farmacisti, medici di medicina generale.

Il trattamento più immediato che può essere consigliato per un disturbo d’ansia è il ricorso a psicofarmaci. Se essi sono potenzialmente utili in fase acuta, è difficile che con la sola somministrazione di farmaci si possa comprendere le motivazioni che vi hanno portato all’esordio dei sintomi, per i quali risulta essere più indicato intraprendere un percorso di sostegno psicologico o psicoterapia.