Breve guida all’esplorazione del cervello e delle funzioni cognitive. Capitolo 4 – La creatività

Breve guida all’esplorazione del cervello e delle funzioni cognitive. Capitolo 4 – La creatività

Che cos’è la creatività?

La creatività è definibile in neuropsicologia come la “produzione di efficaci novità“. In questa definizione emergono immediatamente due aspetti: la novità e l’utilità. Essa richiede l’apporto di altre funzioni cognitive quali la memoria di lavoro, l’attenzione sostenuta, la flessibilità cognitiva e l’abilità di giudizio.

Sembrerebbe però che esista più di un tipo di creatività. Nello specifico, incrociando due domini di conoscenza (emotivo e cognitivo) e due modalità di elaborazione delle informazioni (volontario e spontaneo), si avrebbero come risultato quattro tipi di creatività:

  1. Emotiva volontaria
  2. Emotiva spontanea
  3. Cognitiva volontaria
  4. Cognitiva spontanea

Da dove nasce un’idea?

Nel corso dei secoli, con il susseguirsi di varie scuole di pensiero, la nascita di nuove idee è stata attribuita a Dio, alla ragione, all’intuizione. Al giorno d’oggi, si crede che la risposta sia da ricercare nella natura dell’esperienza e della cultura.

Verosimilmente la creatività nasce dall’intersezione tra elementi cognitivi (pensiero e ragionamento) e non-cognitivi (intuizione ed emozioni).

Secondo Aldous (2005; 2006; 2007) la creatività emerge dall’interazione di tre attività:

  • l’iterazione tra ragionamento visuo-spaziale e analitico-verbale
  • l’ascolto dei propri sentimenti e delle proprie intuizioni
  • l’interazione tra pensiero consapevole e non consapevole

Questo modello teorico postula che, sebbene l’emergere di soluzioni creative dipenda dai processi cognitivi, l’individuo può cogliere l’idea solo nel momento in cui si affida alla propria intuizione e alle proprie emozioni.

Dove si trova la creatività?

 

La maggior parte di voi avrà sentito almeno una volta che le perone creative tendono a utilizzare di più il cervello destro creativo e intuitivo, mentre il cervello sinistro sarebbe più analogico e logico.

Ma è proprio così?

Come è ormai noto, ogni area e struttura cerebrale è presente sia nell’emisfero destro sia nel sinistro del nostro cervello. Probabilmente nelle fasi iniziali dello sviluppo cerebrale umano, strutture uguali svolgevano funzioni uguali, ma, con il passare del tempo, il processo evolutivo ha seguito un principio di riduzione della ridondanza, conducendo a una certa quantità di lateralizzazione emisferica.

I due emisferi possono quindi collaborare all’esecuzione di un compito, ma lo fanno apportando contributi diversi, secondo l’ipotesi della lateralizzazione emisferica.

Quasi mai nel nostro cervello è possibile rintracciare una specifica area che si occupa solo di una capacità cognitiva. Molto più spesso, infatti, si ha a che fare con network cerebrali, ossia con una serie di zone comunicanti tra loro che assolvono vari compiti.

I circuiti neurali coinvolti nell’elaborazione di informazioni che generano combinazioni non creative sono gli stessi che producono combinazioni di informazioni creative o nuove. Le funzioni cognitive sono organizzare gerarchicamente, in particolare abbiamo:

  • Corteccia prefrontale è al top della gerarchia, coordinando le funzioni cognitive superiori
  • Sistema emozionale: sistema limbico (amigdala), corteccia cingolata e corteccia prefrontale ventromediale
  • Sistema cognitivo: ippocampo, cortecce temporali, parietali e occipitali

Entrambi i sistemi vengono reintegrati nella corteccia prefrontale dorsolaterale.

Creatività e conoscenza

 

Molto spesso si immagina il processo creativo come qualcosa di innato e spontaneo e meno legato allo studio e alla conoscenza di un determinato argomento. La creatività può assumere molteplici forme, come una teoria, una poesia, un processo, una sinfonia, oppure quella del problem soling creativo e di successo del campo scientifico o matematico. A seconda del tipo di “materia” di cui ci occupiamo, nel nostro cervello interverrà uno di questi processi.

Ma quale rapporto esiste tra creatività e conoscenza di una specifica materia?

Secondo alcuni ricercatori, il rapporto sarebbe una correlazione positiva, ossia all’aumentare della conoscenza di un determinato argomento, aumenterebbe la probabilità di ottenere soluzioni creative; un’altra scuola di pensiero, invece, ritiene che l’elevata conoscenza di un campo “imbriglierebbe” la creatività, rendendo molto difficile uscire dagli schemi di pensiero già assodati per arrivare a scoprire nuove strade.

Una soluzione proposta per risolvere questo dilemma consiste nel concepire il rapporto conoscenza-creatività come dominio-specifico: per le materie artistiche, quali la pittura, la musica o la letteratura, è più probabile che non sia necessaria un’ampia conoscenza di base di tali argomenti per produrre opere espressive che colpiscono il fruitore; diverso è invece il funzionamento delle materie scientifico-matematiche, dove per produrre una teoria innovativa è sicuramente necessario conoscere il background teorico precedente.

Come cambia la creatività nelle varie fasi di vita?

 

Come accennato sopra, la creatività è strettamente connessa al funzionamento della corteccia prefrontale, area del nostro cervello che arriva a una piena maturazione alla fine dell’adolescenza, intorno ai 20 anni, ed è però una delle prime a decadere a causa dell’invecchiamento.

Tale andamento evolutivo, porta con sé alcuni cambiamento nei processi creativi legati all’età:

  • Infanzia: creatività poco strutturata e appropriata, in quanto utilizza il sistema spontaneo ed è poco supportata dalla conoscenza.
  • Età adulta: il picco di creatività sembrerebbe essere intorno ai 35-39 anni, ma appare legato più che all’età cronologica al tipo di carriera intrapresa.
  • Planck Hypothesis: gli scienziati giovani sono più ricettivi all’innovazione
  • Terza età: il declino della flessibilità cognitiva con l’età sembra influenzare maggiormente la creatività nel campo scientifico piuttosto che artistico. Diventa infatti più difficile l’adattamento a nuovi set di regole, che dovrebbero essere utilizzati per produrre innovazione. Al contrario, in alcuni campi, come per esempio la filosofia, l’esperienza maturata nel corso della vita può dare vita a nuove posizioni.

È possibile allenare la creatività?

Al pari di tutte le abilità cognitive, anche la creatività può essere allenata!

Ecco due esercizi da poter provare quotidianamente:

  1. Trovare finali alternativi alle storie o ai fatti di cronaca
  2. Cercare nuovi utilizzi per oggetti di uso comune

 

Se provate a eseguirli, ci piacerebbe ricevere i vostri risultati!

 

 

Bibliografia

Aldous, C. R. (2007). Creativity, problem solving and innovative science: Insights from history, cognitive psychology and neuroscience.

Cropley, A. J. (1999). Definitions of creativity. In M. A. Runco & S. R. Pritzker (Eds.), Encyclopedia of creativity (Vol. 1, pp. 511-524). San Diego: Academic Press.

Dietrich, A. (2004). The cognitive neuroscience of creativity. Psychonomic bulletin & review11(6), 1011-1026.

Lubart, T. (2001). Models of the creative process:Past present and future. Creativity Research Journal, 13(3&4), 295-308.

Mumford, M. D. (2003a). Where have we been, where are we going? Taking stock in creativity research. Creativity Research Journal, 15(2 & 3), 107-120.

Sternberg, R. J., & O’Hara, L. A. (1999). Creativity and Intelligence. In S. R. J.Sternberg (Ed.), Handbook of creativity. (pp. 251-272). New York,.: Cambridge University Press.

Marketing e comunicazione digitale. Quali opportunità per gli psicologi?

Marketing e comunicazione digitale. Quali opportunità per gli psicologi?

La figura dello psicologo è trasversale a molti contesti in quanto focus del suo sapere è il comportamento umano. 

La psicologia del marketing, ad esempio, si concentra sullo studio dei comportamenti di consumo. La psicologia delle organizzazioni si occupa invece dell’analisi psicologica del comportamento degli individui e dei gruppi in relazione al funzionamento delle organizzazioni. 

Ecco come nell’ambito della comunicazione e del marketing  le competenze psicologiche siano molto ricercate perché in grado di dare una lettura più ampia ai processi in atto.

Come afferma il dottor Igor Graziato (psicoterapeuta consulente e formatore aziendale) lo psicologo, all’interno delle organizzazioni, è spesso un abile problem solver. Riesce infatti a risolvere determinati problemi perché in grado di comprendere e di avere una visione d’insieme delle caratteristiche formali e non di un determinato contesto.

 

Vediamo ora quali sono le nuove opportunità per gli psicologi

 

Ai settori tradizionali come la selezione del personale, la valutazione del potenziale delle risorse, la formazione delle soft skills, oggi gli psicologi possono aggiungere un nuova area d’intervento legata alla gestione delle nuove tecnologie. Più aumenta la componente tecnologica più diventa fondamentale il fattore umano, come sottolinea il dottor Graziato, durante il terzo talk di Nepsi. Gli psicologi possono essere protagonisti  della trasformazione digitale. Formandosi sulle nuove tecnologie possono offrire il loro supporto per una corretta gestione degli strumenti. Durante la pandemia, ad esempio, abbiamo avuto modo di cogliere come un eccesso di informazioni e di dati risultino confusivi. Sono dunque necessarie pianificazione e organizzazione per ottimizzare al meglio il rapporto tra uomo e macchina.

Le competenze dello psicologo possono adattarsi a molteplici contesti: oltre a quelli del marketing classico in cui tale figura può essere utile per comprendere e orientare le comunicazioni commerciali, anche i contesti di  marketing legati agli ambiti culturali, possono beneficiare della sua presenza.

Lo psicologo può fare molto in termini di comunicazione, basti pensare a quanto sarebbe stato prezioso il suo contributo nei primi momenti della pandemia quando, una comunicazione più mirata, avrebbe potuto evitare determinate polarizzazioni nei comportamenti delle persone. 

Pertanto lo psicologo che vuole ampliare i propri ambiti di intervento se sarà in grado di mantenersi al passo con le innovazioni tecnologiche, in un processo di continua formazione, potrà sperimentarsi in nuovi contesti di lavoro.

Privacy Policy