La creatività è un’abilità che si manifesta in modalità molto differenti in ogni persona. Essa è comunemente associata alla produzione artistica e letteraria, ma in realtà non rappresenta solo la capacità di dipingere un quadro o di scrivere un pezzo musicale o una poesia, ed è fortemente legata al dominio specifico del compito che dobbiamo svolgere. Si usa la creatività anche nell’ambito scientifico, per scoprire una legge matematica o fisica che spiega il mondo o per esplorare le potenzialità di un farmaco in laboratorio.

Come vedremo, i processi creativi si sviluppano durante l’arco di vita con percorsi discontinui e personali, direttamente dipendenti sia dalle caratteristiche individuali, sia dal contesto ambientale.

Hai mai pensato che potresti essere più creativo di quello che pensi?

 

 

Che cos’è la creatività?

 

Abbiamo già parlato della creatività in altri articoli, perché è un concetto che ci affascina non poco.

Si definisce come la produzione di efficaci novità. In questa definizione emergono due caratteristiche: la novità e l’utilità, ed è un processo cognitivo che può essere applicato a molteplici domini. Per esempio, può esserci una tipologia di creatività più legata al dominio della conoscenza di un qualche argomento, oppure una creatività associata all’ambito emotivo. Oppure ancora, può essere spontanea oppure seguire un modello di elaborazione più volontario.

La letteratura più recente, in cui si cerca di spiegare la creatività alla luce dei processi cognitivi, mostra come essa sia dominio-specifica e come il rapporto con la conoscenza di base sia specifico per ogni argomento. Per esempio, per dipingere un bel quadro, non è per forza necessario conoscere a fondo la storia dell’arte, perché il processo è maggiormente legato al dominio emotivo ed emerge in modo spontaneo in chi dipinge. Per inventare una formula in grado di spiegare in modo nuovo il mondo, come per esempio nell’ambito della matematica o della fisica, è invece necessario conoscere in profondità l’argomento e applicarsi in un ragionamento volontario.

 

Anche se è chiaro che l’emotività contribuisce in modo consistente, dal punto di vista cognitivo, la creatività può essere declinata in 3 processi:

  1. aprire la mente a un numero più vasto di elementi
  2. connettere, cioè stabilire relazioni tra elementi e combinarli in modo nuovo
  3. riorganizzare, ossia cambiare prospettiva e invertire le relazioni

 

Le età della creatività: dall’infanzia…

 

La nostra età determina dei cambiamenti nel modo di essere creativi. 

 

Nel periodo pre-scolare, si osservano differenze individuali nel pensiero divergente, una delle forme più studiate di creatività. Queste differenze seguirebbero un trend di crescita fino alla prima adolescenza, con dei “crolli” che si verificherebbero a 5, 9 e 12 anni. Sembrerebbe quindi che la creatività si sviluppi in maniera discontinua nell’arco di vita, con dei picchi e dei crolli.

Ma da che cosa dipendono? È davvero possibile rintracciare delle traiettorie comuni di sviluppo?

I risultati di queste ricerche sono apparsi poco replicabili circa l’età esatta dei “crolli”, che parrebbero molto più dipendenti da caratteristiche individuali, culturali e dalle specifiche del compito da portare a termine. Secondo i ricercatori (Barbot et al., 2016), in realtà non è possibile definire una traiettoria di sviluppo della creatività che vada bene per tutti e l’apparente discontinuità nel suo manifestarsi sia dovuta all’asincronicità dello sviluppo delle caratteristiche individuali che sottendono i processi creativi, alle caratteristiche dell’ambiente che permettono la linea di sviluppo della persona e alle caratteristiche dell’attività.

La scuola, per esempio, costituisce un ambiente importantissimo dove i bambini possono imparare a sperimentarsi al di fuori dalla famiglia, già dai primissimi anni di età. È chiaro quindi che le modalità di insegnamento possono influire in modo consistente con lo sviluppo delle abilità creative. A questo proposito, nel primi anni 2000 si è aperta negli ambienti educativi la domanda: è meglio insegnare in modo creativo oppure insegnare ai piccoli a essere creativi?

Il National Advisory Committee on Creative and Cultural Education (Futures, 1999) fa osservare che in realtà i due termini sono strettamente legati tra loro, in quanto insegnare a essere creativi coinvolge l’insegnare creativamente. Viene inoltre sottolineato che le capacità creative dei più piccoli hanno più probabilità di essere sviluppate in un’atmosfera in cui vengono impegnate le abilità creative dell’insegnante stesso.

La risposta è ancora controversa, ma ciò che è chiaro è che, oltre allo stile di insegnamento, è necessario elicitare nei bambini e nei ragazzi delle esperienze di apprendimento che facciano leva sia sulle caratteristiche personali, sia sull’abilità di trarre nuove soluzioni da ciò che viene loro insegnato (Jeffrey & Craft, 2004).

 

 

…alla terza età

 

L’avanzare dell’età, seppur in salute dal punto di vista cognitivo, provoca dei cambiamenti a livello cerebrale, soprattutto nelle aree frontali del cervello, che abbiamo visto essere fondamentali nel coordinamento dei processi creativi.

Secondo l‘ipotesi della riserva cognitiva, le esperienze che facciamo nel corso della vita (educazione, occupazione, attività fisica e mentale, ecc.) permettono al nostro cervello di sviluppare la capacità di mettere in atto strategie alternative per affrontare compiti che sarebbero difficili a causa del cambiamento dovuto all’invecchiamento cerebrale.

Alcuni studiosi (Colombo et al., 2018) hanno mostrato che è possibile rintracciare un legame tra la nostra riserva cognitiva e il ragionamento creativo negli anziani. Entrambi i costrutti coinvolgono infatti l’abilità di riorganizzare i processi di elaborazione delle informazioni in modo flessibile e risulterebbero molto simili tra loro.

Ottimizzare la propria riserva cognitiva durante tutto il corso della propria vita può aiutarci a essere maggiormente flessibili ai cambiamenti da anziani.

 

Lavoro creativo

 

Abbiamo visto le traiettorie di sviluppo della creatività durante l’infanzia e come mantenerla attiva durante la terza età, ma ancora non ci siamo soffermati su come essa si manifesta nell’età adulta. Durante questo periodo dell’arco di vita, trascorriamo gran parte delle nostre giornate nello svolgimento della nostra attività lavorativa ed è a questa sfaccettatura dei processi creativi che vogliamo guardare.

La creatività, infatti, è di vitale importanza anche nel contesto lavorativo, in quanto i lavoratori possono essere una fonte di idee, servizi, prodotti e processi creativi, utili all’innovazione delle organizzazioni. Inoltre, se il lavoratore utilizza attivamente la propria creatività, è ormai noto che esperisce un interessamento migliore al lavoro, una più grande soddisfazione e una maggiore motivazione intrinseca.

Esistono molti fattori che possono stimolare o inibire la creatività individuale sul luogo di lavorro:

  • Caratteristiche individuali: personalità, esperienza, stile cognitivo
  • Caratteristiche del lavoro: livello di stress, tempistiche pressanti, autonomia nel lavoro, presenza di premi
  • Caratteristiche dell’organizzazione: clima, pratiche delle risorse umane

 

In particolare, lo stress esperito dalla persona nell’ambiente lavorativo può essere un fattore chiave per l’inibizione della creatività. Nella maggior parte delle ricerche è stato indagato l’effetto negativo dello stress sui fattori cognitivi che sottendono il processo creativo, ma poca attenzione è stata focalizzata sui correlati fisiologici, che coinvolgono la risposta corporea.

Il nostro corpo, infatti, risponderebbe in maniera differente a situazioni sfidanti o minacciose, e osservare attentamente la reazione fisiologica potrebbe fornire informazioni più approfondite dei semplici questionari self-report utilizzati nel mondo delle organizzazioni. Queste osservazioni, potrebbero fornire nuove informazioni sul legame tra stress e creatività nell’ambiente lavorativo.

 

Dove prende forma la creatività?

 

Nel nostro cervello esiste un certo grado di lateralizzazione emisferica. Questo significa che i due emisferi cerebrali non sono perfettamente simmetrici, ma presentano delle differenze nella struttura, nella configurazione e nelle funzioni svolte.

L’apporto dell’emisfero destro nei processi creativi è stato indagato a fondo nello studio delle neuroscienze. Alcuni studi svolti nel passato hanno permesso di rilevare che, quando ci vengono presentati stimoli reiterati, l’emisfero sinistro mantiene un attività costante, mentre il destro si attiva solo con uno stimolo nuovo. Altre ricerche confermerebbero che il culmine della creatività, la scintilla dell’intuizione (detta insight), avverrebbe in seguito all’attivazione della circonvoluzione temporale destra, confermando la capacità dell’emisfero destro di stabilire connessioni tra diverse classi di informazioni.

In realtà, l’insight costituisce solo il culmine dell’attività creativa, e alla fine dei conti sembra che il cervello sfrutti, in momenti diversi del processo, le caratteristiche di ciascun emisfero, ognuno dei quali contribuisce alla creatività in modo differente.

L’area cerebrale maggiormente coinvolta nel processo creativo è la corteccia prefrontale. Essa è responsabile del ragionamento astratto, della regolazione emotiva e delle intuizioni creative. Infatti, i circuiti neurali coinvolti nell’elaborazione di informazioni che generano combinazioni non creative sono gli stessi che producono combinazioni di informazioni creative o nuove. Le funzioni cognitive, però sono organizzate in modo gerarchico, e la corteccia prefrontale costituisce il top della gerarchia, coordinando le funzioni cognitive superiori. Una volta attivato il processo creativo, essa determina l’intervento delle altre regioni cerebrali necessarie.

L’attivazione della corteccia prefrontale sembrerebbe confermare che entrambi gli emisferi sono coinvolti nel processo creativo, sebbene con ruoli differenti.

 

 

Bibliografia

Barbot, B., Lubart, T. I., & Besançon, M. (2016). “Peaks, slumps, and bumps”: Individual differences in the development of creativity in children and adolescents. New directions for child and adolescent development2016(151), 33-45.

Colombo, B., Antonietti, A., & Daneau, B. (2018). The relationships between cognitive reserve and creativity. A study on American aging population. Frontiers in psychology9, 764.

Futures, A. O. (1999). National Advisory Committee on Creative and Cultural Education. Department for Education & Employment.

Jeffrey, B., & Craft, A. (2004). Teaching creatively and teaching for creativity: distinctions and relationships. Educational studies30(1), 77-87.

 

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