In queste settimane, l’Italia in primis, e poi tanti altri paesi europei e non solo si sono scontrati con la necessità di compiere delle scelte tempestive. Il “decision making” è quella qualità umana che consente di risolvere problematiche complesse prendendo la decisione più efficace attraverso una valutazione cosciente e ponderata delle possibili alternative di azione. 

La decisione, da parte di un individuo, implica un comportamento volontario e intenzionale che fa seguito a un ragionamento. Nella maggior parte dei casi prendere decisioni significa ragionare in condizioni di incertezza: non riusciamo a prevedere con certezza l’esito futuro delle possibili alternative a disposizione, ma nella migliore delle ipotesi riusciamo soltanto a stimare la probabilità di tali esiti. 

Le distorsioni del pensiero influenzano le nostre scelte

 

Si è soliti credere che la capacità di prendere decisioni corrette ed efficaci si fondi sulla razionalità: maggiore è la capacità di analizzare i fattori di una situazione e maggiore sarà la capacità di prendere decisioni corrette ed efficaci. In realtà questa visione è un retaggio culturale proveniente dall’Illuminismo in cui si decretava il “trionfo della ragione”. Nel corso del 900 studi di economisti che analizzavano i comportamenti degli investitori hanno messo in discussione questo paradigma. Questi infatti non rispondevano alla logica della razionalità perfetta operando degli errori ricorrenti non imputabili semplicemente a distrazione o mancanza di informazioni.

 

Quali sono dunque i fattori di distorsione che influenzano il nostro pensiero?

  • Memoria e attenzione : le decisioni future sono influenzate dal ricordo delle decisioni precedenti che influenzano la percezione del problema attuale;
  • Confronto tra le opzioni: le opzioni scelte in precedenza ci risultano migliori;
  • Carico percettivo: in condizioni di pressione siamo portati a compiere scelte impulsive;
  • Soggettività : soggetti decisori, in generale, smettono di cercare opzioni alternative o ulteriori informazioni quando pensano di avere già in mano del materiale soddisfacente;
  • Caratteristica degli stimoli: il modo e la tempistica con cui vengono presentati i problemi o le opzioni di scelta influenza la valutazione che il soggetto decisore ne da.

Cosa possiamo fare per migliorare il nostro decision making nel quotidiano? Sicuramente è utile approfondire i seguenti aspetti:

  • Conoscere i meccanismi che regolano il processo decisionale approfondendo la conoscenza delle funzioni cognitive;
  • Acquisire consapevolezza della propria componente emotiva poiché questa influenza l’analisi del problema e la conseguente scelta.

Qualora riscontriamo delle difficoltà rivolgersi a degli esperti può essere utile per approfondire le molte sfaccettature degli stili decisionali presenti nella nostra vita.

La saggezza dei più piccoli

 

Secondo uno studio condotto presso la Waterloo University, i bambini a partire dai 6 anni analizzano le situazioni cogliendo le stesse informazioni di un adulto, ovvero secondo una modalità di risparmio.

Che cosa accade dunque nei più piccoli? 

Nello studio sono stati valutati 288 bambini per determinare se durante la formulazione di giudizi utilizzano informazioni numeriche, sociali o di entrambi i tipi. Nei bambini di 5 anni solo il 70% valuta e decide in base alle sole informazioni sociali, percentuale che si abbassa nei più piccoli. Nei piccoli di 4 anni solo il 45 % giudica in base alle sole informazioni sociali. Per intenderci i bambini più piccoli nel compiere una scelta analizzano la situazione in modo più completo mostrandosi più propensi a prendere in considerazione entrambe le informazioni numeriche e sociali.

Dai 6 anni in poi invece il modo di ragionare è più simile a quello adulto che tende ad utilizzare delle euristiche che altro non sono che delle scorciatoie del pensiero per risolvere un problema. Nel caso dello studio l’euristica utilizzata è quella della rappresentatività utilizzata per classificare oggetti, individui, eventi. Essa impiega gli stereotipi e il criterio della somiglianza. Gli adulti tendono a non usare tutte le informazioni a loro disposizione quando formulano giudizi, probabilmente perché questo richiede l’impiego di molte risorse in termini di tempo ed energie mentali.

Questo studio rivela quindi come l’euristica della rappresentatività si sviluppi durante gli anni prescolari, tra i 4 e i 6 anni, portando i bambini ad una rapida escalation verso il risparmio di risorse cognitive. Un risparmio che molto probabilmente caratterizzerà la formazione di giudizi nella vita adulta.

L’autodeterminazione. La spinta dell’anziano alla scelta

 

L’autodeterminazione è quella capacità di prendere decisioni e di avere controllo sulla propria vita. Essa è un elemento fondamentale per il benessere psicologico di tutti gli individui in modo particolare degli anziani che hanno ancora bisogno di sentirsi utili. Vediamo più da vicino le motivazioni che spingono all’autodeterminazione: 

  • La competenza intesa come imparare e acquisire abilità;
  • Le relazioni intese come il sentire un senso di comunità, di appartenenza;
  • L’autonomia intesa come l’avere il controllo della nostra vita e dei nostri comportamenti.
  • Le motivazioni dunque sono ciò che definisce una scelta e quindi l’autodeterminazione. Le motivazioni possono essere guidate da fattori intrinsechi o estrinsechi.

Il nostro agire ad esempio è legato all’ottenimento di soddisfazioni esterne quali possono essere il denaro, l’ammirazione, i regali. Tra queste vi è anche il riconoscimento sociale che gioca un ruolo chiave nell’anziano. Spesso gli anziani sembrano non accettare i sintomi di non autosufficienza opponendosi fermamente all’idea di ricevere un aiuto. In loro prevale la necessità di mantenere un certo ruolo sociale che non sia intaccato da un’immagine legata ad uno stato di incapacità. Pertanto è importante considerare le motivazioni che l’anziano esprime quando si tratta della sua assistenza. Vi sono casi in cui l’anziano potrebbe rifiutare un aiuto solo per non essere giudicato da altri, oppure potrebbe decidere di essere assistito da una persona del proprio stesso sesso per convinzioni personali sulla moralità.

Le implicazioni in una scelta possono essere molteplici, ma ciò che conta è comprendere che se l’anziano è in grado di intendere e volere ha diritto di esprimere la sua volontà senza che altri si sostituiscano a lui. 

 

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