Durante questa settimana abbiamo provato ad approfondire il tema dell’ansia e dei disturbi d’ansia.

Tutti noi, prima o poi nella vita, abbiamo sperimentato l’ansia. Di per sè l’ansia non è un fenomeno anormale, anzi ci prepara ad affrontare una data situazione aumentando il nostro stato di vigilanza e di attenzione su potenziali fonti di pericolo. Si tratta di una risposta anticipatoria diversa dalla paura proprio perchè quest’ultima si sperimenta in risposta a una minaccia reale e imminente (o percepita come tale).

I disturbi d’ansia, così come definiti dal Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM V), sono diversi dalla comune ansia perchè la risposta emotiva è sproporzionata rispetto alla situazione, perdura nel tempo, costringe chi ne soffre a mettere in atto comportamenti di evitamento rispetto a determinate situazioni e compromette il funzionamento sociale o lavorativo delle persone.

I disturbi d’ansia più diffusi sono:

  • Fobia specifica: paura o ansia marcate verso un oggetto o situazione specifici.
  • Disturbo d’ansia sociale: ansia relativa a situazioni sociali nelle quali l’individuo è esposto al possibile esame degli altri.
  • Disturbo di panico: ricorrenti attacchi di panico inaspettati.
  • Disturbo d’ansia generalizzata: ansia e preoccupazione eccessive per lunghi periodi.

Dal punto di vista esperienziale possiamo affermare che i disturbi d’ansia si configurano come una compromissione della normale armonia tra il “corpo che sono” ed il “corpo che ho”. La maggior parte del tempo noi non avvertiamo il nostro corpo, mentre quando siamo in uno stato ansioso ci iper-focalizziamo sui nostri stati corporei. Pensiamo all’attacco di panico: il nostro corpo è un sintomo di qualcosa che non va!

Cosa succede nel nostro cervello quando siamo in ansia?

I meccanismi e i circuiti cerebrali che stanno dietro all’ansia sono molteplici ed estremamente complessi. Semplificando possiamo dire che le principali aree implicate sono:

  • il talamo che collega i sistemi sensoriali alle aree sensoriali primarie della corteccia che, a loro volta, sono collegate alle aree associative che elaborano lo stimolo;
  • l’amigdala, un archivio delle memorie emotive, che costituisce l’epicentro degli eventi coinvolti nella modulazione dell’ansia ed è coinvolta nella risposta cognitiva, emotiva, endocrina e autonomica dello stress;
  • l‘asse ipotalamo-ipofisi-surrene che attiva a cascata una serie di eventi volti ad aumentare la risposta neurovegetativa: aumento della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca, sintomi viscerali e disturbi gastrointestinali.

 

Curare i disturbi d’ansia: i farmaci

Gli ansiolitici sono i farmaci utilizzati per attenuare i sintomi dell’ansia, la categoria più utilizzata è quella delle benzodiazepine; probabilmente conoscerete questi farmaci con il loro nome commerciale come lo Xanax, il Valium o l’En.
Questi farmaci agiscono a livello dei neurotrasmettitori aumentando gli effetti inibitori del GABA, neurotrasmettitore implicato nella modulazione dell’ansia poichè impedisce la propagazione dell’impulso nervoso.

Le benzodiazepine possono costituire un valido aiuto nel trattamento dei disturbi d’ansia se prescritte da uno psichiatra, ma non dovrebbero essere utilizzate come forme di automedicazione!
Questi farmaci, infatti, se assunti per periodi prolungati possono dare dipendenza sia fisica che psicologica. L’interruzione brusca dell’assunzione di alti dosaggi di benzodiazepine può provocare crisi di astinenza!
Per questo è fondamentale affidarsi a professionisti capaci di valutare la gravità della sintomatologia e consigliare, di conseguenza, la giusta terapia psicologica ed, eventualmente, farmacologica.

Curare i disturbi d’ansia: la psicoterapia

Il DMS V distingue e descrive 11 diversi disturbi sotto l’etichetta disturbi d’ansia.
E’ evidente come davanti a una tale eterogeneità di presentazioni sintomatologiche non possa esistere un’unica tecnica in grado di curare tutto.
Inoltre, è importante sottolineare che non solo i disturbi sono diversi tra loro, ma che ogni persona è diversa dall’altra. Ne consegue che la sofferenza provata da ciascuno di noi è unica e irripetibile e non riducibile a un’etichetta diagnostica a sua volta riducibile a un protocollo standardizzato di cura.

L’approccio psicoterapeutico a cui noi di Nepsi ci rifacciamo prevede di cogliere l’esperienza di ogni paziente nella sua individualità ritrovando il senso dell’emergere di una sintomatologia ansiosa nel suo peculiare contesto fatto dalla sua storia di vita e dalla sua quotidianità.
La contestualizzazione degli episodi caratterizzati dall’ansia permette al paziente di riappropriarsi del significato del suo malessere e di avviarsi verso una modificazione dei suoi modi di fare esperienza, fine ultimo della psicoterapia.
In genere i sintomi ansiosi regrediscono fino a scomparire nel giro di poche sedute, è importante continuare comunque la terapia finchè non si saranno raggiunti tutti gli obiettivi prefissati per evitare che i sintomi possano ripresentarsi in seguito.

 

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