Il cervello delle donne. Biologia o costruzione sociale?

 

Le differenze nel modo in cui vengono trattati uomini e donne e i ruoli sociali ad essi richiesti sono spesso giustificati asserendo che esistono delle diversità a livello di strutture cerebrali, che darebbero luogo all’esistenza di un “cervello maschile” e un “cervello femminile”.
Secondo questa posizione, l’esistenza di due categorie così distinte a livello cerebrale si rifletterebbe in tutta una serie di caratteristiche comportamentali, cognitive, psicologiche, relative agli atteggiamenti e alla personalità tipicamente maschili e femminili.
Anche il mondo della #ricerca in #neuroscienze è divisa su questo punto e nell’aprile 2016 vari ricercatori si sono confrontati sul tema in occasione della pubblicazione sulla rivista #PNAS di un articolo secondo cui le dicotomie sopra descritte non esisterebbero affatto.
Daphna Joel e il suo team, infatti, hanno studiato attraverso la risonanza magnetica funzionale le immagini cerebrali di 1400 individui, mostrando come le caratteristiche della sostatnza bianca, della sostanza grigia e delle connessioni cerebrali fossero sostanzialmente sovrapposte tra i due generi.
Secondo questi ricercatori, difficilmente esistono cervelli che si situano ai poli del continuum femminile-maschile, ma le caratteristiche cerebrali degli individui si distribuirebbero “a mosaico”.
Pochi mesi dopo questa diatriba, nel novembre 2016, è apparsa una review sul Journal of Neuroscience Research, a cura di Anna Grabowska, che tentava di sistematizzare i vari risultati.
Secondo questa autrice esistono effettivamente alcune differenze strutturali tra maschi e femmine, ma non tutte darebbero luogo a caratteristiche comportamentali distinte, quanto piuttosto potrebbero essere la conseguenza delle diverse richieste sociali.
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