Apr 10, 2021
Cosa sono?
I Disturbi dell’Apprendimento (DSA), inseriti tra i disturbi del neurosviluppo nel DSM 5, sono caratterizzati da difficoltà di apprendimento e dell’uso di abilità scolastiche quali lettura, scrittura e calcolo. I DSA sono:
: riguardano esclusivamente alcuni processi di apprendimento lasciando inalterato il funzionamento cognitivo generale;
: non sono la conseguenza di un trauma, un blocco emotivo-relazionale o della poca voglia di studiare, ma emergono nel momento in cui i bambini cominciano a sviluppare l’abilità di lettura, scrittura e calcolo;
: il bambino con DSA non ha una patologia, quanto piuttosto delle caratteristiche individuali che seguono uno sviluppo atipico. Si parla, infatti, di neurodivesità: i bambini con DSA hanno intelligenza e capacità cognitive adeguate alla loro età, ma possono apprendere con difficoltà e a un ritmo più lento dei compagni disperdendo energie a causa delle loro caratteristiche individuali di apprendimento non assecondate in quel momento dalla didattica.
I DSA sono la causa principale di difficoltà scolastiche e di abbandono scolastico, per questo una corretta e immediata diagnosi è fondamentale per creare interventi personalizzati e adeguati alle caratteristiche individuali dei bambini che favoriscano e garantiscano l’apprendimento.
Diagnosi e riabilitazione
In passato un bambino con difficoltà di apprendimento veniva scambiato per pigro e molto svogliato. Oggi grazie alla formazione di personale specializzato questi bambini giungono all’attenzione clinica. Quando vi è il sospetto di un disturbo specifico dell’apprendimento è infatti fondamentale riconoscerlo il prima possibile.
La legge 56/89 stabilisce che in Italia la diagnosi venga svolta da logopedisti, psicologi e medici (neuropsichiatri infantili) attraverso l’utilizzo di test standardizzati in linea con le indicazioni della Consensus Conference e dell’Istituto superiore di Sanità. Ai bambini vengono somministrati test che valutano:
- intelligenza;
- capacità di scrittura;
- capacità di lettura;
- comprensione del testo;
- capacità di calcolo.
Al termine delle prove i risultati vengono argomentati in una relazione contenente l’eventuale diagnosi del disturbo di apprendimento riscontrato e le successive strategie da adottare. All’interno del contesto scolastico strumenti compensativi e misure dispensative hanno il fine di garantire e di agevolare l’iter educativo degli allievi.
Lo psicologo, in quanto professionista sanitario, può essere utile anche oltre la diagnosi in quanto, conoscendo i processi neuropsicologici di funzionamento, può guardare lo studente non solo in un’ottica educativa ma anche e soprattutto riabilitativa.
Il lato emotivo nei DSA
I Disturbi Specifici dell’Apprendimento non si limitano ad impattare la vita scolastica dei bambini, ma possono anche avere un effetto sul loro benessere psicologico.
I DSA, infatti, si possono associare a disturbi emotivi e comportamentali e sono considerati un fattore di rischio per un futuro disagio psicologico. Non riuscire con la stessa facilità dei coetanei negli stessi compiti di lettura o scrittura, ad esempio, può portare i bambini a sviluppare un concetto di sè più negativo (Tabassam e Grainger 2002), una minore autostima e sentimenti di ansia e depressione (Hall, Spruill e Webster 2002).
Alla luce di questi dati è evidente come una diagnosi precoce sia fondamentale per dare a bambini, genitori e insegnanti gli strumenti per comprendere i motivi delle difficoltà di apprendimento e mettere in atto delle strategie per compensarle!
Apr 10, 2021
La maggior parte delle persone ritiene che la salute del corpo sia una questione interamente fisica e che sia esclusivamente determinata da fattori come la genetica. In realtà un elemento fondamentale della salute sono le abitudini che ci permettono di esercitare o meno un controllo sulla nostra salute.
Il modo in cui pensiamo, ad esempio, cambia lo stato di salute. Accade questo perché mettiamo in atto una serie di comportamenti volti al miglioramento delle nostre condizioni fisiche, come:
- adottare adeguate abitudini alimentari;
- fare esercizio fisico;
- sottoporsi a controlli medici preventivi.
Il ruolo della psiche sul sistema immunitario
Coloro che considerano il sistema immunitario indipendente dagli stati psicologici, dubitano che questi possano in qualche modo esercitare un’azione sul sistema immunitario. In realtà il sistema immunitario è connesso al cervello e gli stati mentali, come quelli legati alla speranza, corrispondono a stati cerebrali che andranno poi ad influenzare il benessere del corpo.
Il cervello e il sistema immunitario sono dunque connessi non solo attraverso i nervi ma anche attraverso gli ormoni. Vi sono valide prove empiriche del fatto che quando una persona è depressa avvengono delle modificazioni a livello cerebrale. I neurotrasmettitori possono diminuire l’attività; ad esempio durante la depressione una specifica serie di trasmettitori, le catecolamine, declina. A questo si aggiunge un’iperattivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene con conseguente aumento del cortisolo nel sangue.
Pertanto lo stato psicologico può modificare l’attività del sistema immunitario cosa che può portare, nel corso della vita, ad un deterioramento dello stato di salute fisica in chi tende ad essere pessimista.
Bibliografia
G.F. Goldwurm, F. Colombo. Psicologia positiva. Applicazioni per il benessere. 2010, Ed.Erickson.
Apr 9, 2021
Il termine stalking (dal verbo inglese to stalk: pedinare, seguire, braccare) si riferisce a un insieme di comportamenti persecutori messi in atto da una persona nei confronti di un’altra che generano forti stati d’ansia e paura fino a compromettere la sua quotidianità.
Tra i comportamenti adottati dagli stalker troviamo:
- Comunicare continuamente mediante telefono, sms, lettere, mail a qualsiasi orario
- Lasciare messaggi sui social network, oppure sull’automobile, porta di casa, luogo di lavoro
- Pedinare la vittima
- Diffamare o oltraggiare direttamente la vittima
- Danneggiare le proprietà della vittima
- Minacciare direttamente la vittima e le persone ad essa vicine
Le vittime di stalking si trovano a vivere in un clima di paura e angoscia che può anche impedire la denuncia del reato per timore di ulteriori ripercussioni.
Dal punto di vista psicologico, i sintomi più comunemente riportati dalle vittime di #stalking sono paura, ansia, rabbia, sensi di colpa, vergogna, disturbi del sonno, reazioni depressive con sensazioni di impotenza, disperazione, paura e comparsa di ideazione suicidaria. Sul piano della salute fisica si riscontrano invece disturbi dell’appetito, abuso di alcool, insonnia, nausea e aumento nel consumo di sigarette.
Il numero di pubblica utilità 1522 è attivo 24 ore su 24, tutti i giorni dell’anno ed è accessibile dall’intero territorio nazionale gratuitamente, sia da rete fissa che mobile. L’accoglienza è disponibile nelle lingue italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo. Le operatrici telefoniche dedicate al servizio forniscono una prima risposta ai bisogni delle vittime di violenza di genere e stalking, offrendo informazioni utili e un orientamento verso i servizi socio-sanitari pubblici e privati presenti sul territorio nazionale. Il 1522, attraverso il supporto alle vittime, sostiene l’emersione della domanda di aiuto, con assoluta garanzia di anonimato. I casi di violenza che rivestono carattere di emergenza vengono accolti con una specifica procedura tecnico-operativa condivisa con le Forze dell’Ordine.
Apr 9, 2021
La paternità moderna
Il concetto di paternità è andato incontro a profondi cambiamenti nel corso degli anni. Se una volta esisteva una netta divisione dei ruoli genitoriali, adesso assistiamo a una ridistribuzione dei ruoli all’interno delle famiglie che vede i padri condividere sempre di più con le compagne la cura dei bambini.
Le evidenze scientifiche mostrano che l’inclusione dei padri nell’educazione dei figli a partire dalla gravidanza
- contribuisce a uno sviluppo ottimale dei bambini, delle madri e delle famiglie
- promuove un attaccamento sicuro tra il bambino e i caregiver principali
- rafforza i legami familiari e la soddisfazione emotiva delle madri.
Una recente revisione sistematica qualitativa della letteratura ha indagato qual è l’esperienza che fanno gli uomini che diventano padri per la prima volta nel primo anno di vita dei loro figli. In particolare ha indagato:
- il processo di adattamento alla paternità
- lo sviluppo de ruolo paterno
- l’essere un padre attivamente coinvolto
I risultati hanno mostrato che gli uomini che diventano padri per la prima volta sono protagonisti di un processo che li porta a vivere emozioni diverse. Il percorso della prima paternità produce un cambiamento radicale nelle loro vite. Mentre affrontano le sfide imposte dal loro nuovo ruolo, sentono la necessità di cambiare e imparare. Attraverso questo processo imparano a integrare il loro nuovo ruolo fino a diventare padri attivi. Gli uomini esprimono la necessità di essere parte del processo di genitorialità, giocando un ruolo attivo e non rimanendo meri spettatori. È necessario trovare modi per sostenere i loro bisogni e riconoscerli come una parte importante della genitorialità.
I padri vogliono essere partecipanti attivi nella cura dei loro figli, le politiche pubbliche dovrebbero considerare entrambi i genitori uguali in termini di responsabilità genitoriali e la protezione della famiglia e dell’ambiente familiare è una priorità come intervento di promozione della salute.
Paternità e salute mentale
Nel percorso di transizione alla paternità bisogna tener conto anche della salute mentale e del benessere degli uomini. Una revisione sistematica della letteratura ha analizzato l’esperienza degli uomini che diventano padri per la prima volta.
Sono stati identificati tre fattori principali che influenzano la salute mentale e il benessere dei padri che lo diventano per prima volta:
- la formazione dell’identità di paternità
- le sfide concorrenti del nuovo ruolo di paternità
- sentimenti e paure negativi ad esso correlati.
Le restrizioni di ruolo e i cambiamenti nello stile di vita spesso provocavano sentimenti di stress, che i padri fronteggiavano con attività di rifiuto o evasione come tecniche di coping: fumare, lavorare più ore o ascoltare musica.
I padri volevano più supporto per la preparazione alla paternità e per i cambiamenti nelle relazioni con i partner. Gli ostacoli all’accesso al supporto includevano la mancanza di risorse informative personalizzate e il riconoscimento da parte degli operatori sanitari. Una migliore preparazione alla paternità e il sostegno alle relazioni di coppia durante il passaggio alla genitorialità potrebbero facilitare esperienze migliori per i nuovi padri e contribuire a migliori adattamenti e benessere mentale nei nuovi padri.
Bibliografia
Márquez F, Lucchini C, Bertolozzi MR, Bustamante C, Strain H, Alcayaga C, Garay N. Being a first-time father. Their experiences and meanings: A Qualitative Systematic Review. Rev Chil Pediatr. 2019;90(1):78-88. doi: 10.32641/rchped.v90i1.821. PMID: 31095222.
Baldwin S, Malone M, Sandall J, Bick D. Mental health and wellbeing during the transition to fatherhood: a systematic review of first time fathers’ experiences. JBI Database System Rev Implement Rep. 2018 Nov;16(11):2118-2191. doi: 10.11124/JBISRIR-2017-003773. PMID: 30289768; PMCID: PMC6259734.
Apr 8, 2021
NEPSI nasce nel febbraio 2017 dall’idea di tre psicologhe (Monica Bianchera, Irene Ferrario e Simona Mennuni), con l’obiettivo di divulgare sui social argomenti relativi alla neuropsicologia e alla psicoterapia.
La nostra storia
Ci siamo conosciute frequentando insieme la scuola di specializzazione in psicoterapia (SLOP – Scuola Lombarda di Psicoterapia). Durante i quattro anni, i lunghi viaggi in macchina per arrivare a lezione ci hanno permesso di consolidare il nostro rapporto, condividendo idee, progetti e prospettive di lavoro (oltre che innumerevoli esperienze personali 😄)
Da questi viaggi in macchina è nato anche il progetto di iniziare a lavorare insieme a Milano, in un momento in cui ognuna di noi stava cercando di iniziare la propria attività lavorativa o di darle una nuova luce. Inizialmente, infatti, l’obiettivo del nostro progetto era la costituzione di una sede di lavoro unica per NEPSI, in cui lavorare in team in presenza. Un vero e proprio centro clinico dove occuparsi di neuropsicologia in tutte le sue sfaccettature clinche.
Non tutto però va come si è programmato (a volte per fortuna 😅) e nel tempo abbiamo in realtà differenziato le nostre attività, lavorando territorialmente in luoghi diversi, e con tipologie di persone diverse, su progetti differenti, cogliendo le opportunità che ci siamo create e che ci sono capitate.
È rimasta però la voglia di condividere il progetto di NEPSI, che infine è diventato un gruppo di lavoro dislocato in varie zone della Lombardia (Milano, Mantova, Corbetta), ma in cui si condividono attività cliniche e di ricerca e progetti, con una base di competenze comune ma ulteriori interessi e peculiarità per ognuna di noi.
Lo sforzo comune sui nostri spazi social e sul nostro sito è quello di fare una buona divulgazione scientifica sui temi legati alla nostra professione e quindi alla neuropsicologia, alle neuroscienze, alla psicologia e alla psicoterapia.
Nuove prospettive: formazione e supervisione
Nel 2020, in concomitanza con la pandemia è nata per noi una nuova avventura: la formazione online rivolta ad altri professionisti sanitari.
Sfruttando le nostre competenze, abbiamo infatti strutturato una serie di corsi online che va man mano ampliandosi, coinvolgendo nuove figure professionali esperte nella neuropsicologia a vari livelli.
Iniziando a svolgere i corsi di formazione e venendo a contatto con altre psicologhe, ci siamo inoltre accorte di un’enorme mancanza: le supervisioni in ambito neuropsicologico. L’ambito della neuropsicologia, infatti, nella nostra ottica non è da intendersi come una mera applicazione di conoscenze e di tecniche riabilitative. È invece sempre necessario prendere in considerazione l’individualità della persona, nelle sue caratteristiche psicologiche e nella sua storia familiare. Fondamentale è inoltre la presa in carico del caregiver e della famiglia.
Spesso però nella nostra esperienza professionale, soprattutto agli inizi, ci siamo trovate sole, in quanto non è frequente l’abitudine di portare in supervisione da colleghi più esperti i casi di neuropsicologia. Da qui, la nostra nuova offerta!
L’attività clinica
Per quanto riguarda l’attività clinica, nei nostri studi ci occupiamo dell’ambito della neuropsicologia, offrendo interventi di stimolazione/riabilitazione cognitiva alle persone colpite da danno neurologico acuto, alle persone affette da patologie psichiatriche e a quelle colpite da malattie neurodegenerative.
Ci interessiamo inoltre della prevenzione del declino cognitivo proponendo percorsi di gruppo rivolti agli anziani sani.
Altra attività clinica è quella di psicoterapia, che si concretizza con un approccio comune in cui la persona che arriva alla nostra attenzione viene presa in carico cercando di coglierne l’individualità e le specificità, piuttosto che ridurla a un insieme di sintomi o a un’etichetta diagnostica.
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