E’ questione di gusto o di sapore?

E’ questione di gusto o di sapore?

Secondo gli antichi Greci le sensazioni derivanti dal cibo e dalle bevande presenti nella bocca erano gusti mentre quelle derivanti dalla presenza di sostanze nell’aria inspirata erano odori. In realtà le molecole di ciò che che si mangia sono percepite quasi sempre sia dal nostro sistema gustativo che da quello olfattivo.

Le molecole che gustiamo sono sciolte dalla saliva per entrare in contatto con i recettori dei bottoni gustativi ma durante la masticazione e la deglutizione dl cibo altre molecole vengono rilasciate nell’aria presente nella bocca e sospinte dietro il palato nella cavità nasale, dove entrano in contatto con l’epitelio olfattivo e stimolano i recettori olfattivi. Queste sensazioni olfattive retronasali sono quindi strettamente legate alle sensazioni gustative dal nostro cervello e insieme formano una sorta di metasensazione chiamata sapore. 

Per renderci conto di come l’aria trasporti gli odoranti nel passaggio retronasale basta ad esempio tapparsi il naso prima di mettersi in bocca un pezzo di cioccolata. Se ci concentriamo sulla masticazione avremo una sensazione puramente gustativa ma se apriamo le narici poco prima di deglutire, le molecole della cioccolata verranno immediatamente sospinte nella cavità nasale e a questo punto possiamo capire la differenza tra gusto e sapore. Senza l’olfatto il gusto del cioccolato assomiglia molto a quello dello zucchero grezzo. Un classico impoverimento dei sapori lo si sperimenta quando si ha il naso chiuso a causa del raffreddore.

Infine altre componenti della percezione del gusto del cibo provengono dai recettori del tatto, della temperatura e del dolore presenti in bocca e particolarmente sulla lingua che fanno parte del sistema somatosensoriale. Alcune di queste sensazioni hanno funzioni protettive come ad esempio il bruciore dell’acido o il calore eccessivo del caffè (che potrebbero danneggiare gli organi interni). Altre informazioni somatosensoriali riguardano invece la natura dei cibi e delle bevande. Ad esempio possiamo avere un’idea della quantità di grasso contenuto nel cibo attraverso sensazioni tattili come l’oleosità, la viscosità, la densità e la cremosità.

 

Wolfe J.M, Klunder K.R et al. Sensazione e percezione. (2007) Zanichelli editore (BO)

13 Reason Why. Storie di bullismo

13 Reason Why. Storie di bullismo

Nel 2017 ha fatto molto scalpore la serie 13 Reason Why, in italiano Tredici, trasmessa da Netflix.

 

Le 13 puntate di questa serie ripercorrono la storia di Hannah Baker, una ragazza adolescente che si è tolta la vita e che lascia 13 audiocassette per spiegare le motivazioni per cui ha preso questa terribile decisione.

Con il susseguirsi delle puntate, emerge che nella vita di Hannah ci sono stati tante piccole delusioni ed episodi di bullismo, che tutti insieme hanno portato la ragazza a perdere la speranza di poter vivere serenamente. Un ultimo gravissimo abuso porta definitivamente Hannah alla decisione di togliersi la vita.

 

 

Il bullismo e le conseguenze sulla salute mentale

 

Il bullismo è definibile come l’esposizione di una vittima a episodi negativi ripetuti nel tempo da una o più persone. Gli atti più tipici sono insulti, prese in giro, aggressioni fisiche, esclusione sociale della vittima. Negli ultimi anni, inoltre, l’uso della tecnologia ha portato alla nascita di nuove forme di cyberbullismo, come per esempio la diffusione di materiale fotografico o video della persona presa di mira senza ilsuo consenso.

Sono ormai molte le evidenze che legano l’essere vittima di episodi di bullismo reiterati nel tempo con le conseguenze negative sulla salute mentale degli adolescenti.

In particolare, per comprendere a fondo questo argomento, è necessario prendere in considerazione molte variabili, tra cui il tipo di bullismo subito, il genere di appartenenza, l’orientamento sessuale e il supporto familiare e sociale esperito dalle vittime. Il bullismo, inoltre, conduce ad alcune conseguenze che perdurano anche nell’età adulta.

 

 

La storia di Hannah e l’individualità

 

Nella serie Tredici, ciò che emerge dal racconto della ragazza sono da una parte episodi conclamati di bullismo, dall’altra sofferenze individuali vissute come pervasive e riguardanti la storia personale della ragazza, e subite in seguito a comportamenti di altre persone senza che queste fossero consapevoli del profondo significato negativo delle loro azioni.

 

Cosa possiamo imparare da questa storia?

In primo luogo, il racconto di Hannah può aiutare a capire come ogni persona abbia una sensibilità differente su alcuni temi. Inoltre, emerge  il fatto che spesso lo sviluppo di un disagio emotivo-psicologico non può essere legato causalmente a un solo fattore, ma si verifica in relazione a una serie di motivi e di episodi che si ripetono nel tempo.

Ultima, ma non meno importante considerazione, è l’importanza di scuola e famiglia nel sostegno degli adolescenti, non sottovalutando situazioni potenzialmente pericolose e che possono esporre ragazzi e ragazze a sperimentare emozioni negative in modo reiterato.

 

 

Bilbiografia 

Moore, S. E., Norman, R. E., Suetani, S., Thomas, H. J., Sly, P. D., & Scott, J. G. (2017). Consequences of bullying victimization in childhood and adolescence: A systematic review and meta-analysis. World journal of psychiatry, 7(1), 60.

After Life: il disturbo da lutto persistente complicato

After Life: il disturbo da lutto persistente complicato

Nella quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbo Mentali, è presente la sezione dedicata alle Condizioni che necessitano di ulteriori studi.

In questo capitolo, troviamo una serie di disturbi e condizioni che non sono ancora totalmente comprese nel loro sviluppo, decorso e nelle caratteristiche diagnostiche e per le quali si auspica l’avvio di nuove ricerche.

 

Il disturbo da lutto persistente complicato

 

Nella serie After Life, il protagonista Tony ha perso la moglie e sta affrontando un periodo depressivo a causa del lutto. Possiamo rintracciare alcune delle peculiarità che caratterizzano il disturbo da lutto persistente complicato, quali

 

  • vive una persistente nostalgia della persona defunta
  • esperisce intensa tristezza e dolore emotivo in seguito alla morte
  • marcata difficoltà ad accettare la morte
  • amarezza e rabbia in relazione alla perdita
  • desiderio di morire per essere vicini alla persona deceduta
  • dal momento della morte, difficoltà a provare fiducia verso gli altri e sensazione di essere distaccati dagli altri
  • sensazione che la vita sia vuota o priva di senso, o pensiero di non farcela senza la persona deceduta
  • difficoltà o riluttanza nel perseguire i propri interessi o fare piani per il futuro

 

Rispetto al lutto normale, il lutto persistente complicato si caratterizza per una durata più lunga dei sintomi (almeno 12 mesi negli adulti) ed è associato a difficoltà nel funzionamento sociale e lavorativo e a un maggior rischio di mettere in atto comportamenti dannosi per la salute, come aumento del consumo di tabacco e alcol.

Zulema e il disturbo antisociale di personalità

Zulema e il disturbo antisociale di personalità

Uno dei personaggi più affascinanti della serie Vis a Vis è sicuramente Zulema.

 

Come Tokyo de La casa di Carta, anche Zulema può rappresentare un ottimo esempio per affrontare l’argomento dei Disturbi di Personalità.

 

Il Disturbo antisociale di personalità

 

I Disturbi di personalità sono caratterizzati da un pattern costante, pervasivo e poco modificabile di esperienza interiore e comportamento che devia marcatamente dalla norma degli individui.

 

Nel caso di Zulema, nel corso delle stagioni possono essere rintracciate le seguenti caratteristiche:

 

  • Incapacità di conformarsi alle norme sociali per quanto riguarda il comportamento legale
  • Disonestà: mentire, usare falsi nomi, truffare gli altri per profitto o per piacere personale
  • Irritabilità o aggressività
  • Noncuranza della propria sicurezza o di quella degli altri
  • Irresponsabilità abituale
  • Mancanza di rimorso dopo aver maltrattato o derubato un altro

 

La caratteristica di base del Disturbo antisociale è l’inosservanza e la violazione dei diritti degli altri, che si manifesta attraverso la disonestà e la manipolazione da una parte e il mancato rimorso dopo aver fatto del male ad altri, azioni che possono essere spiegate con razionalizzazioni superficiali (es. “La vita è ingiusta”). Inoltre, queste persone possono essere molto irresponsabili, fino ad arrivare a non curarsi dei propri figli.

Gli individui che presentano questo disturbo sono cinici, indifferenti e sprezzanti e mostrare una autostima ipertrofica e arrogante, che li rende presuntuosi, verbalmente brillanti e caratterizzati da un fascino superficiale.

Il Disturbo Borderline di Personalità: Tokyo de “La casa di Carta”

Il Disturbo Borderline di Personalità: Tokyo de “La casa di Carta”

Chi ha visto la serie tv “La casa di carta”, trasmessa su Netflix, sa bene come alcuni colpi di scena siano stati causati dai comportamenti imprevedibili e impulsivi di Tokyo (che non esplicitiamo nell’articolo per non spoilerare a chi non ha visto la serie!!).

Capiamo meglio come alcune caratteristiche di questo personaggio possono essere inquadrati nel Disturbo Borderline di Personalità.

 

 

I Disturbi di Personalità

 

Un Disturbo di Personalità è definito dal DSM 5 (p. 747) come:

 

“un pattern costante di esperienza interiore e comportamento che devia marcatamente rispetto alle aspettative della cultura dell’individuo, è pervasivo e inflessibile, esordisce nell’adolescenza o nella prima età adulta, è stabile nel tempo e determina disagio o menomazione“.

 

Da sottolineare è che, secondo l’ultima edizione del manuale, ci possono essere due visioni per descrivere i disturbi di Personalità: quella categoriale, secondo cui essi rappresentano sindromi cliniche qualitativamente distinte dal funzionamento normale, oppure l’ottica dimensionale seguendo la quale i DP sono da intendersi come  varianti disadattive dei tratti di personalità normali, che si confondono tra loro e con la normalità.

 

 

Tokyo e il Disturbo Borderline di Personalità

 

Il Disturbo Borderline di Personalità si trova nel gruppo B, che include individui i cui disturbi li fanno apparire amplificativi, emotivi o imprevedibili. Esso è riassunto nella seguente definizione (DSM 5, p. 768):

“pattern pervasivo di instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e dell’umore, e una marcata impulsività…”

In particolare, nel corso della storia, osservando Tokyo si possono distinguere:

  • relazioni personali instabili e intense, caratterizzate dall’alternanza tra iperidealizzazione e svalutazione
  • immagine/percezione di sé instabile
  • impulsività in aree dannose per il soggetto (per esempio sessualità, guida spericolata, ecc.)
  • ricorrenti comportamenti, gesti o minacce suicidari o comportamento automutilante
  • instabilità affettiva dovuta a una marcata reattivtà dell’umore
  • rabbia inappropriata, intensa, con difficoltà di controllo

 

L’instabilità e l’impulsività delle azioni del personaggio causa nella serie non pochi colpi di scena e caratterizza il rapporto con le altre figure di spicco, tra cui in particolare Rio e il Professore.

Curioso è come nella maggior parte dei casi (75%) il disturbo venga diagnosticato nelle femmine. Inoltre, sebbene alcuni tratti di personalità permangano nelle persone, sembra che sottoponendosi a un trattamento terapeutico esso spesso possano raggiungere importanti miglioramenti e che dopo i 50-60 anni le persone affette da questo disturbo raggiungano una maggiore stabilità relazionale e professionale.

La casa de Papel: il Professore e il Disturbo dello spettro dell’autismo

La casa de Papel: il Professore e il Disturbo dello spettro dell’autismo

Il celebre Professore della serie tv “La casa di Carta”, trasmessa su Netflix, è un esempio perfetto per parlare di Disturbo dello spettro dell’autismo.

In particolare, egli rientrerebbe in quegli individui che dalla precedente versione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali sarebbe stato classificato come Sindrome di Asperger o come un caso di Autismo ad alto funzionamento.

 

Le caratteristiche del Professore

 

Già dalle prime scene della serie, si osservano alcune peculiarità del personaggio:

  • Intelligenza sopra la norma
  • Difficoltà o comunque poco interesse nella reciprocità socio-emotiva e nelle relazioni sociali
  • Comportamenti comunicativi caratterizzati da un’espressività minima
  • Forte aderenza alla routine comportamentale (per esempio disagio nel cambiamento e schemi di pensiero rigidi)
  • Iperattività in risposta verso gli stimoli sensoriali dell’ambiente
  • Profilo cognitivo caratterizzato da una spiccata intelligenza logica, a sfavore di quella socio-emotiva

 

Autismo come neurodiversità

 

Negli ultimi anni è diventata opinione sempre più diffusa la necessità del passaggio da un modello medico a un modello sociale della disabilità. Il primo si concentra sulla visione della disabilità come “mancanza di”, piuttosto che sul riconoscimento dei fattori che interagiscono sull’individuo con disabilità e sul suo rapporto con l’ambiente, diffondendo una concezione di disabilità come un qualcosa di non-normale e problematico. 

Il modello sociale della disabilità invece pone il focus sul ruolo sistemico della società nell’oppressione di coloro con una menomazione, o coloro i cui corpi/menti  partecipano al mondo al di fuori dell’aspettativa di abilità socialmente costruita (Kettari, 2017). Questo modello distingue la menomazione (impairment) dalla disabilità. La prima è una caratteristica individuale (essere ciechi, avere limitata mobilità, ecc.), mentre la seconda è un costrutto sociale strutturale e identifica la reazione della società alla menomazione.

In questo contesto, ha preso piede la visione del Disturbo dello spettro autistico come neurodiversità, cioè come uno sviluppo neurologico atipico, che costituisce però una delle possibili variazioni della normalità del cervello umano e che non per forza determina uno svantaggio per la persona, quanto più alcune peculiarità nel suo modo di essere al mondo e nel rapportarsi con gli altri.

 

 

Per approfondire:

Morgese, M, 2018 su State of Mind. Neurodiversità: verso la valorizzare delle risorse, nel rispetto delle differenze. Dalla storia del termine all’odierno dibattito
Bocchiccio,  S., 2017 su State of Mind. Neurodiversità: le variazioni neurali sono un ostacolo o una risorsa?

American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (DSM-5®). American Psychiatric Pub.

La Sindrome di Asperger e l’Autismo Lieve tra Neurodiversità e disabilità. Davide Moscone e David Vagni

de Giambattista, C., Ventura, P., Trerotoli, P., Margari, M., Palumbi, R., & Margari, L. (2019). Subtyping the autism spectrum disorder: comparison of children with high functioning autism and Asperger syndrome. Journal of autism and developmental disorders, 49(1), 138-150.

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