Feb 7, 2021
Tra le psico-patologie dei giorni nostri sono sempre più presenti le dipendenze senza sostanze.
A differenza delle classifiche dipendenze come quella da alcol, da cannabis, da oppiacei, qui l’oggetto della dipendenza è un comportamento, generalmente socialmente accettato. Si parla infatti di attività lecite come navigare su internet, fare shopping, lavorare, fare sport.
Valleur e Matysiak parlano di malattie emblema della postmodernità. L’uomo si è sentito sempre più disorientato all’interno di una cultura caratterizzata dell’estremo allargamento dei confini e da una sempre più crescente complessità sociale. Venendo a mancare dei solidi punti di riferimento, l’uomo postmoderno si autoinduce stati di trance che non sono altro che rifugi mentali, in cui vivere realtà parallele.
Generalmente questi comportamenti passano inosservati proprio perché vengono considerati “normali”; aspetto che porta a sottostimarne l’incidenza.
Come riconoscere una dipendenza comportamentale?
Una dipendenza comportamentale si definisce sulla base di precisi criteri:
- La preminenza intesa come quel comportamento che tende ad assumere la maggiore rilevanza nella vita della persona, a discapito di altri pensieri, sentimenti e azioni;
- L’influenza sul tono dell’umore che riguarda le conseguenze emotive del comportamento di dipendenza;
- La tolleranza che riguarda l’intensificarsi del comportamento per indurre effetti sufficientemente intensi;
- I sintomi da astinenza che riguardano gli stati d’animo o le conseguenze fisiche spiacevoli;
- II conflitto interpersonale derivato dalla dipendenza instauratasi;
- La recidiva che riguarda la presenza di ricadute plurime dopo le fasi di sospensione.
Che cosa accomuna una dipendenza comportamentale alle forme tipiche della dipendenza?
Le dipendenze comportamentali, così come quelle da sostanze, si caratterizzano per il fatto che l’individuo non possa fare a meno di qualcosa (sostanza) o perché gli venga impossibile rinunciare a qualcosa (comportamento) senza sperimentare un disagio.
Come nelle dipendenze da sostanze, all’inizio si crede di avere il controllo della situazione e di potersi fermare quando lo si vuole, solo successivamente ci si vede sopraffatti dall’oggetto della dipendenza.
Gen 10, 2021
Come da previsioni dei mesi scorsi, con l’arrivo dell’autunno siamo entrati nella seconda ondata di Covid19.
Per capire come affrontarla, dobbiamo per prima cosa trovare il senso narrativo di quello che sta succedendo, calandolo nell’individualità di ognuno di noi. L’effetto della pandemia, infatti, non può essere comune per tutti e il significato di ciò che ci succede va rintracciato proprio nell’unicità di ognuno di noi, alla luce del nostro modo di fare esperienza, della nostra storia personale e dei progetti che a causa dell’emergenza abbiamo interrotto o abbiamo visto cambiare.
Il senso di sospensione
La sospensione in cui la pandemia ci ha catapultati ci ha costretti a sentirci, a metterci davanti a una serie di interrogativi sulla nostra vita, mettendo in discussione la nostra esistenza. In questo contesto, ansia e depressione (a quanto pare gli stati psicopatologici più comunemente osservati) assumono un significato differente, personale e in fin dei conti adattivo, in quanto strettamente associati a momenti di vita difficili. Ciò che sembra caratterizzare più nel profondo la sofferenza legata alla pandemia è proprio la messa in discussione la nostra identità, che non è più sorretta dalla frenesia quotidiana.
Pandemic Fatigue
A settembre 2020 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha osservato l’emergere graduale nella popolazione europea dei segni di uno stato di demotivazione rispetto ai comportamenti protettivi raccomandati. Questo stato è detto Pandemic Fatigue e sta incidendo su emozioni, #esperienze e #percezioni, oltre che portare a una scarsa efficacia delle restrizioni.
La Pandemic Fatigue è una risposta normale e prevedibile a una situazione prolungata di crisi sanitaria, quando le sue conseguenze incidono fortemente sulla vita quotidiana. Nella prima fase della crisi, infatti, la maggior parte delle persone ha adottato una serie di stati mentali e comportamenti per affrontare una situazione altamente stressante e di pericolo acuto, ma temporalmente limitata.
Nel momento in cui però la crisi si è prolungata, le prospettive sono cambiate e la demotivazione è il risultato. La minaccia percepita del virus è diminuita, in quanto ci siamo abituati alla sua presenza e nonostante il fatto che i dati epidemiologici non vanno in questa direzione. Nello stesso tempo, tale situazione fa percepire la mancanza di efficacia delle misure restrittive, che diventano un costo eccessivo rispetto al beneficio percepito. Inoltre, un incarnato impulso di autodeterminazione e libertà cresce se le restrizioni continuano per molto tempo.
È stato quindi pubblicato un documento di supporto (revisionato a novembre 2020) per la realizzazione di key strategies a livello nazionale e locale per mantenere e migliorare il pubblico supporto nella prevenzione del #covid19:
- Comprendere le persone: raccogliere evidenze per strutturare politiche, interventi e comunicazione su misura
- Permettere alle persone di vivere le proprie vite, ma riducendo i rischi: a lungo termine restrizioni ad ampio raggio non sono fattibili
- Coinvolgere le persone come parte della soluzione: bisognerebbe trovare il modo di coinvolgere individui e comunità a tutti i livelli
- Riconoscere e affrontare le difficoltà vissute dalle persone e il profondo impatto che la pandemia ha sulle loro vite.
Fonti
WHO, 2020, Pandemic fatigue Reinvigorating the public to prevent COVID-19, disponibile su https://tinyurl.com/y6o95kr9
Raffaele Vanacore, 2020, Vivere la seconda ondata, disponibile su https://www.psicologiafenomenologica.it/articolo/vivere-seconda-ondata/
Nov 21, 2020
Gli anziani rappresentano la fascia di popolazione maggiormente a rischio di esiti gravi o infausti a causa del covid 19. Questo stato di cose, che ci sentiamo continuamente ripetere dai media negli ultimi mesi, ha contribuito ad aumentare lo stato di isolamento sociale tra le persone anziane.
In seguito a vari livelli di lockdown, infatti, gli anziani si sono trovati a dover rinunciare a tutte quelle attività che riempivano le loro vite: l’associazionismo, la. frequentazione delle Università della Terza Età, il volontariato, ma anche semplicemente la frequentazione di luoghi di aggregazione come i Centri anziani o i bar.
Ci siamo quindi chieste quali siamo gli effetti sulla salute fisica e psicologica dell’isolamento sociale dovuto al Covid 19 in questa fascia di popolazione.
Isolamento sociale e solitudine
Negli ultimi anni il mondo accademico che si occupa di geriatria ha posto l’attenzione ai concetti di solitudine, intesa come la percezione soggettiva di mancanza di relazioni significative e di isolamento sociale, riconoscendo l’esistenza un’emergenza globale tra gli anziani.
Circa un terzo delle persone anziane, infatti, risulterebbe esperire sentimenti di isolamento e solitudine, fattori che conducono a numerosi outcome negativi a livello di salute fisica e psicologica, oltre che peggiorare la qualità di vita e aumentare la mortalità prematura.
Sono ormai noti molti fattori che possono predisporre gli anziani a trovarsi soli, come per esempio: vivere da soli o in una comunità rurale, un povero stato funzionale, vedovanza, essere donna, basso reddito, bassa scolarità, perdite, depressione e sentirsi incompreso dagli altri.
Nella situazione di emergenza sanitaria che stiamo vivendo e che impone una maggiore distanza sociale, diviene di fondamentale importanza tenere attentamente in considerazione questi fattori per la valutazione e l’aiuto delle persone anziane.
Durante il primo lockdown, gli operatori sanitari e sociali si sono trovati a dover ricorrere a numerose nuove strategie di intervento per non lasciare soli gli anziani, da cui si sono imparate delle preziose lezioni: è infatti sempre più evidente la necessità di valutare la solitudine e di predisporre degli interventi per combatterla.
Contatto sociale come fattore preventivo nelle demenze
È ormai risaputo, che l’isolamento sociale costituisca un fattore di aumento del rischio nello sviluppo di decadimento cognitivo.
Secondo il Report sulla prevenzione, intervento e cura delle demenze, aggiornato dalla Lancet Commission nel 2020, infatti, il contatto sociale (considerato un fattore protettivo) migliora la riserva cognitiva e stimola comportamenti salutari, mentre l’isolamento sociale, oltre a essere un fattore di rischio, costituisce un sintomo prodromico della demenza.
Per esempio, uno studio inglese ha rilevato che una buona socialità in persone con 60 anni è correlato con una diminuzione significativa del presentarsi di decadimento cognitivo 15 anni dopo.
Inoltre, anche se le evidenze sono poche, sembrerebbe che la facilitazione di incontri e gruppi di discussione in persone over60 sia associata al miglioramento del funzionamento cognitivo globale e all’aumento del volume cerebrale.
Covid-19 Social Connectivity Paradox
Un gran numero di persone anziane continua efficacemente a vivere la propria vita attivamente e a contatto con gli altri, partecipando ad attività di volontariato, prendendosi cura dei nipoti e di altri familiari in difficoltà, stando insieme ad amici e familairi.
La diffusione del Covid-19 però, ha condotto all’interruzione di tutte queste attività, a causa della necessità di protezione e di attuare il distanziamento sociale al fine di proteggersi da contagio.
Il paradosso consiste nel fatto che per proteggere la salute degli anziani, essi devono isolarsi, stare soli e svolgere meno attività, evitando di mettere in atto comportamenti che a loro volta andrebbero a migliorare la loro salute fisica e psichica.
Più nello specifico, il paradosso postula che all’aumentare del livello di interazione sociale di una persona anziana, essa si protegge dall’isolamento e dalla disconnessione sociale, ma aumenta il rischio di contrarre il covid 19; al contrario, se l’attivazione fisica e le interazioni con gli altri diminuiscono, l’anziano è più a rischio di isolamento e disconnessione ma si protegge dal contrarre il Covid 19.
Come uscire dal paradosso?
Secondo alcuni autori, un modo efficace per far fronte a questo circolo vizioso è sperimentare una “connettività. distanziata”, ossia favorire la socialità delle persone anziane attraverso telefono, computer e smartphone.
In effetti durante la pandemia si son sviluppati molti servizi che si avvalgono di questi strumenti tecnologici, sebbene in alcuni casi si debba far fronte con un po’ di diffidenza degli anziani e con il fatto che fino ad ora sono stati poco abituati all’utilizzo della tecnologia.
Anche noi che lavoriamo con questa fascia di popolazione, però, notiamo con piacere ancora una volta come molte persone over 65 siano sempre più disponibili a mettersi in gioco, sperimentando nuove forme di interazione.
Bibliografia
Berg-Weger, M., & Morley, J. E. (2020). Loneliness and social isolation in older adults during the Covid-19 pandemic: Implications for gerontological social work.
Livingston, G., Huntley, J., Sommerlad, A., Ames, D., Ballard, C., Banerjee, S., … & Costafreda, S. G. (2020). Dementia prevention, intervention, and care: 2020 report of the Lancet Commission. The Lancet, 396(10248), 413-446.
Sepulveda-Loyola, W., Rodríguez-Sánchez, I., Perez-Rodriguez, P., Ganz, F., Torralba, R., Oliveira, D. V., & Rodríguez-Mañas, L. (2020). Impact of social isolation due to COVID-19 on health in older people: Mental and physical effects and recommendations. The journal of nutrition, health & aging, 1-10.
Smith, M. L., Steinman, L. E., & Casey, E. A. (2020). Combatting Social Isolation Among Older Adults in a Time of Physical Distancing: The COVID-19 Social Connectivity Paradox. Frontiers in public health, 8, 403.
Nov 8, 2020
A tutti è capitato nella vita di sentirsi annoiati, ma in questo periodo in cui siamo costretti a casa, senza i nostri hobbies e passatempi, la noia è diventata una preoccupazione diffusa.
Ma cos’è esattamente la noia?
Secondo la definizione di Eastwood e collaboratori (2012), la noia è uno stato emotivo negativo che si verifica quando:
- non riusciamo a impegnare efficacemente la nostra attenzione su pensieri o stimoli esterni necessari a fare qualcosa di soddisfacente
- ci focalizziamo sul fatto di non essere in grado di impiegare la nostra attenzione e fare qualcosa di soddisfacente
- attribuiamo la causa di tutto ciò alle condizioni ambientali.
Quindi, tendiamo a pensare che la causa della noia sia la mancanza di stimoli e il contesto in cui ci troviamo. Spesso, però, la noia nasce dentro di noi e per superarla è necessario entrare in contatto con le nostre emozioni. In questo periodo di lockdown, possiamo quindi leggere il desiderio di molti di riempire ogni minuto della giornata per evitare la noia come un tentativo di evitare di entrare in contatto con se stessi, con la propria fragilità e preoccupazione circa la situazione attuale?
I risvolti positivi della noia
Tendiamo ad associare la noia a esperienze e sentimenti negativi, ma in realtà sembra che assecondare la noia possa avere un effetto positivo accrescendo immaginazione e ingegno!
Secondo uno studio condotto dalla University of Central Lancashire, infatti, le attività passive e noiose aumentano la creatività, mentre altre più attive possono ridurla. Vine quindi spontaneo chiedersi perché allora tendiamo a occupare ogni momento della giornata, proprio per non sentire la noia.
Per rispondere a questa domanda, è necessario fare un passo indietro e osservare la società in cui viviamo.
La nostra società, infatti, è iperconnessa e iperstimolata. in questo contesto, la noia corre il rischio di essere additata come segnale del fatto che non stiamo facendo niente di utile e la priorità diventa tenersi impegnati.
Dobbiamo, forse, imparare a immergerci nel momento presente e godere del nostro tempo libero. Non avere niente da fare può essere utile per imparare ad ascoltare noi stessi e scoprire cosa cerchiamo di nasconderci tenendoci impegnati.
Il diritto dei bambini di annoiarsi
Così come per gli adulti, anche per i bambini la noia non è sempre un problema da risolvere!
Anzi, c’è chi addirittura sostiene che i bambini dovrebbero avere il diritto di annoiarsi. I momenti senza impegni e programmi, infatti, permettono anche ai più piccoli di guardarsi dentro, di sperimentare l’inattività e di inventare e creare qualcosa da fare per superare la noia.
Essere in grado di trovare una soluzione da soli è fondamentale per la crescita dei bambini, è importante che non siano sempre gli adulti a fornire innumerevoli attività per tenerli impegnati.
Un momento di noia è l’occasione ideale per guidare i bambini ad allenare la loro creatività o a godersi il relax! Attraverso la noia i bambini possono imparare a diventare più autonomi, sperimentare la libertà e accrescere la loro responsabilità.
Ago 4, 2020
L’alimentazione è una delle basi della nostra salute fisica e psicologica. Il cibo, infatti, è legato molto strettamente con la nostra percezione di noi stessi e delle nostre emozioni, rappresentando fin dall’infanzia il premio per un comportamento adeguato o associandosi a momenti felici come le feste di compleanno o i ritrovi di famiglia. Addirittura alcuni famosi marchi di prodotti alimentari sfruttano questi effetti per le proprie campagne pubblicitarie.
Il cervello e i “cibi spazzatura”
Il nostro cervello e il nostro corpo sono in continua interazione con il mondo che ci circonda.
Vi è mai capitato di provare una fortissima voglia di sushi o di fastfood? Il motivo sta nel cervello!
Molti dei cibi “spazzatura”, infatti, contengono sostanze che oltre ad aumentarne il gusto, agiscono sui circuiti cerebrali come delle droghe. Una di queste sostanze è il glutammato monosodico, contenuto anche nella salsa si soia.
Poiché si attivano i circuiti della dopamina, più assumiamo questi cibi più ne sviluppiamo una tolleranza e di conseguenza aumenta la necessità di assumerne per sentirci soddisfatti. Inoltre, queste sostanze sbilanciano il senso di sazietà, portandoci dopo poche ore ad avere voglia di assumere altro cibo.
Se saltuariamente soddisfiamo questa insana voglia di cibo spazzatura non ci sono grandi conseguenze su mente e corpo, ma è importante stare attenti a non abusarne, per evitare conseguenze spiacevoli quali squilibri glicemici, depressione, insulino-resistenza, e via dicendo.
Funzioni esecutive e abbuffate
Le funzioni esecutive rappresentano un insieme di processi cognitivi necessari per il controllo del comportamento, mediando compiti come il decision-making, l’autocontrollo e l’inibizione dei comportamenti.
Le ricerche hanno indagato se l’inabilità di controllare il comportamento alimentare tipica del Binge Eating Disorder (BED) o Disturbo da Alimentazione Incontrollata possa essere una conseguenza di deficit nelle funzioni esecutive e come questo rapporto possa essere peggiorato dai sintomi depressivi.
Sono stati quindi confrontati i risultati ai test neuropsicologici di soggetti sani, pazienti con BED senza sintomi depressivi e pazienti con BED e sintomi depressivi moderato/gravi. I ricercatori hanno scoperto che i test neuropsicologici non differiscono tra i vari gruppi, ma che all’aumentare della sintomatologia depressiva peggiora la percezione delle proprie abilità esecutive nella quotidianità.
I risultati di questo studio mettono in evidenza l’importanza di prendere in considerazione oltre al comportamento alimentare in sneso stretto anche i disturbi psicologici ed emotivi che possono accompagnarlo per ottenere una prognosi migliore.
L’importanza delle sane abitudini alimentari dall’infanzia….
Il sovrappeso e l’obesità infantili rappresentano una delle maggiori problematiche legate alla salute del 21° secolo.
Si stima che nel mondo ci siano più di 42 milioni di bambini con meno di 5 anni obesi o in sovrappeso, numeri che cresceranno nei prossimi anni coinvolgendo sia i paesi sviluppati sia quelli in via di sviluppo.
Oltre alle conseguenze sulla salute fisica, una review condotta nel 2016 mostra come queste condizioni possano avere ripercussioni importanti anche sulla salute psicologica. Sovrappeso e obesità appaiono legati negativamente a disturbi psicologici come depressione, peggiore percezione della qualità di vita legata alla propria salute, disturbi comportamentali e psicologici e minore autostima durante l’infanzia.
I bambini sovrappeso sarebbero più a rischio di incorrere in problemi quali stigma, bullismo e prese in giro, che a loro volta avrebbero conseguenze negative sulla salute fisica ed emotiva.
Rimane però poco chiaro se le difficoltà psicologiche siano una causa o una conseguenze dei problemi legati al peso. Una buona pratica di prevenzione già da bambini sia potrebbe però influire positivamente sia sul comportamento alimentare sia sull’affettività.
…alla terza età
L’aumento esponenziale della popolazione anziana sta conducendo a migliorare le strategia per rimanere in salute sempre più a lungo.
Secondo i dati raccolti dal progetto “Passi d’argento”, il 60% degli individui tra i 65-74 anni, il 53% di coloro tra i 75 e gli 84 e il 42% degli over 85 sono sovrappeso/obesi.
Anche il modo di mangiare influenza la nostra salute, e in particolare l’età che avanza determina necessità differenti anche dal punto alimentare. Con il passare degli anni:
- il peso corporeo e la massa muscolare diminuiscono, rendendo necessari dei cambiamenti nel proprio stile alimentare.
- l’acuità sensoriale diminuisce con gli anni, ed è di fondamentale importanza comprendere come tali cambiamenti influiscano sulla percezione dei cibi.
- l’esperienza stessa della preparazione e del consume dei pasti si modifica a causa di barriere fisiche (disabilità) o fattori psicosociali (solitudine).
Promuovere un invecchiamento attivo e di salute attraverso la dieta è una tematica primaria nella società attuale e prevede il coinvolgimento di molte figure professionali.
Giu 23, 2020
Tutti i sensi si formano durante il periodo embrionale. Il gusto in particolare si forma e matura precocemente; le prime papille gustative appaiono intorno all’ottava settimana di gestazione.
I sapori della dieta materna caratterizzano il liquido amniotico andando ad influenzare le successive preferenze dei sapori del futuro nascituro. Il feto quindi si ritrova a sperimentare il gusto in un primo momento attraverso il liquido amniotico e successivamente attraverso il latte materno.
Dalla preferenza per il dolce alla neofobia
Il gusto preferito dai bambini è sicuramente quello dolce mentre quello aspro viene prontamente respinto.
Con l’inizio dello svezzamento tra i 4 e i 6 mesi i bambini assaggiano tutti gli alimenti senza mostrare particolari problemi mentre con lo scorrere del tempo si manifestano delle resistenze nei confronti di alimenti nuovi, mai assaggiati prima. Si chiama neofobia e riguarda il rifiuto categorico nei bambini piccoli di provare nuove pietanze. Nei bambini fino a cinque anni può capitare che solo dopo un’esposizione ripetuta (dalle cinque alle dieci volte) il genitore riesca nell’intento di far assaggiare un nuovo alimento.
Come aiutare i genitori?
Diverse ricerche hanno indagato se vi siano delle strategie vincenti. Alcune sono risultate essere inconcludenti come dare una ricompensa o lodare il bambino.
Quali strategie possono invece essere adottate?
- Proporre nuovi alimenti insieme a piatti già conosciuti piuttosto che da soli;
- Sfruttare dei modelli come i fratelli maggiori. Se infatti il modello proposto crea delle impressioni positive i bambini tendono successivamente ad adottarlo. Si può ricorrere anche a modelli immaginari come ai protagonisti della storia o del cartone animato preferito;
- Un altro spunto che è stato preso in esame da alcuni ricercatori è il dialogo. Non avrebbe senso parlare apertamente di salute ai bambini poiché non avendo una chiara conoscenza delle malattie faticherebbero a comprendere il significato di un messaggio incentrato su questo aspetto. Associare invece ad un nuovo alimento frasi positive come “le carote di aiutano a vedere meglio al buio” sprona i bambini a vincere la loro ritrosia.
Lanigan J. et al.”Child-Centered Nutrition Phrases Plus Repeated Exposure Increase Preschoolers’ Consumption of Healthful Foods, but Not Liking or Willingness to Try” (2019). Journal of Nutrition Education and Behaviour. DOI:https://doi.org/10.1016/j.jneb.2019.02.011