Giu 18, 2020
Nella quinta edizione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbo Mentali, è presente la sezione dedicata alle Condizioni che necessitano di ulteriori studi.
In questo capitolo, troviamo una serie di disturbi e condizioni che non sono ancora totalmente comprese nel loro sviluppo, decorso e nelle caratteristiche diagnostiche e per le quali si auspica l’avvio di nuove ricerche.
Il disturbo da lutto persistente complicato
Nella serie After Life, il protagonista Tony ha perso la moglie e sta affrontando un periodo depressivo a causa del lutto. Possiamo rintracciare alcune delle peculiarità che caratterizzano il disturbo da lutto persistente complicato, quali
- vive una persistente nostalgia della persona defunta
- esperisce intensa tristezza e dolore emotivo in seguito alla morte
- marcata difficoltà ad accettare la morte
- amarezza e rabbia in relazione alla perdita
- desiderio di morire per essere vicini alla persona deceduta
- dal momento della morte, difficoltà a provare fiducia verso gli altri e sensazione di essere distaccati dagli altri
- sensazione che la vita sia vuota o priva di senso, o pensiero di non farcela senza la persona deceduta
- difficoltà o riluttanza nel perseguire i propri interessi o fare piani per il futuro
Rispetto al lutto normale, il lutto persistente complicato si caratterizza per una durata più lunga dei sintomi (almeno 12 mesi negli adulti) ed è associato a difficoltà nel funzionamento sociale e lavorativo e a un maggior rischio di mettere in atto comportamenti dannosi per la salute, come aumento del consumo di tabacco e alcol.
Giu 17, 2020
Uno dei personaggi più affascinanti della serie Vis a Vis è sicuramente Zulema.
Come Tokyo de La casa di Carta, anche Zulema può rappresentare un ottimo esempio per affrontare l’argomento dei Disturbi di Personalità.
Il Disturbo antisociale di personalità
I Disturbi di personalità sono caratterizzati da un pattern costante, pervasivo e poco modificabile di esperienza interiore e comportamento che devia marcatamente dalla norma degli individui.
Nel caso di Zulema, nel corso delle stagioni possono essere rintracciate le seguenti caratteristiche:
- Incapacità di conformarsi alle norme sociali per quanto riguarda il comportamento legale
- Disonestà: mentire, usare falsi nomi, truffare gli altri per profitto o per piacere personale
- Irritabilità o aggressività
- Noncuranza della propria sicurezza o di quella degli altri
- Irresponsabilità abituale
- Mancanza di rimorso dopo aver maltrattato o derubato un altro
La caratteristica di base del Disturbo antisociale è l’inosservanza e la violazione dei diritti degli altri, che si manifesta attraverso la disonestà e la manipolazione da una parte e il mancato rimorso dopo aver fatto del male ad altri, azioni che possono essere spiegate con razionalizzazioni superficiali (es. “La vita è ingiusta”). Inoltre, queste persone possono essere molto irresponsabili, fino ad arrivare a non curarsi dei propri figli.
Gli individui che presentano questo disturbo sono cinici, indifferenti e sprezzanti e mostrare una autostima ipertrofica e arrogante, che li rende presuntuosi, verbalmente brillanti e caratterizzati da un fascino superficiale.
Giu 14, 2020
Chi ha visto la serie tv “La casa di carta”, trasmessa su Netflix, sa bene come alcuni colpi di scena siano stati causati dai comportamenti imprevedibili e impulsivi di Tokyo (che non esplicitiamo nell’articolo per non spoilerare a chi non ha visto la serie!!).
Capiamo meglio come alcune caratteristiche di questo personaggio possono essere inquadrati nel Disturbo Borderline di Personalità.
I Disturbi di Personalità
Un Disturbo di Personalità è definito dal DSM 5 (p. 747) come:
“un pattern costante di esperienza interiore e comportamento che devia marcatamente rispetto alle aspettative della cultura dell’individuo, è pervasivo e inflessibile, esordisce nell’adolescenza o nella prima età adulta, è stabile nel tempo e determina disagio o menomazione“.
Da sottolineare è che, secondo l’ultima edizione del manuale, ci possono essere due visioni per descrivere i disturbi di Personalità: quella categoriale, secondo cui essi rappresentano sindromi cliniche qualitativamente distinte dal funzionamento normale, oppure l’ottica dimensionale seguendo la quale i DP sono da intendersi come varianti disadattive dei tratti di personalità normali, che si confondono tra loro e con la normalità.
Tokyo e il Disturbo Borderline di Personalità
Il Disturbo Borderline di Personalità si trova nel gruppo B, che include individui i cui disturbi li fanno apparire amplificativi, emotivi o imprevedibili. Esso è riassunto nella seguente definizione (DSM 5, p. 768):
“pattern pervasivo di instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé e dell’umore, e una marcata impulsività…”
In particolare, nel corso della storia, osservando Tokyo si possono distinguere:
- relazioni personali instabili e intense, caratterizzate dall’alternanza tra iperidealizzazione e svalutazione
- immagine/percezione di sé instabile
- impulsività in aree dannose per il soggetto (per esempio sessualità, guida spericolata, ecc.)
- ricorrenti comportamenti, gesti o minacce suicidari o comportamento automutilante
- instabilità affettiva dovuta a una marcata reattivtà dell’umore
- rabbia inappropriata, intensa, con difficoltà di controllo
L’instabilità e l’impulsività delle azioni del personaggio causa nella serie non pochi colpi di scena e caratterizza il rapporto con le altre figure di spicco, tra cui in particolare Rio e il Professore.
Curioso è come nella maggior parte dei casi (75%) il disturbo venga diagnosticato nelle femmine. Inoltre, sebbene alcuni tratti di personalità permangano nelle persone, sembra che sottoponendosi a un trattamento terapeutico esso spesso possano raggiungere importanti miglioramenti e che dopo i 50-60 anni le persone affette da questo disturbo raggiungano una maggiore stabilità relazionale e professionale.
Giu 14, 2020
Il celebre Professore della serie tv “La casa di Carta”, trasmessa su Netflix, è un esempio perfetto per parlare di Disturbo dello spettro dell’autismo.
In particolare, egli rientrerebbe in quegli individui che dalla precedente versione del Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali sarebbe stato classificato come Sindrome di Asperger o come un caso di Autismo ad alto funzionamento.
Le caratteristiche del Professore
Già dalle prime scene della serie, si osservano alcune peculiarità del personaggio:
- Intelligenza sopra la norma
- Difficoltà o comunque poco interesse nella reciprocità socio-emotiva e nelle relazioni sociali
- Comportamenti comunicativi caratterizzati da un’espressività minima
- Forte aderenza alla routine comportamentale (per esempio disagio nel cambiamento e schemi di pensiero rigidi)
- Iperattività in risposta verso gli stimoli sensoriali dell’ambiente
- Profilo cognitivo caratterizzato da una spiccata intelligenza logica, a sfavore di quella socio-emotiva
Autismo come neurodiversità
Negli ultimi anni è diventata opinione sempre più diffusa la necessità del passaggio da un modello medico a un modello sociale della disabilità. Il primo si concentra sulla visione della disabilità come “mancanza di”, piuttosto che sul riconoscimento dei fattori che interagiscono sull’individuo con disabilità e sul suo rapporto con l’ambiente, diffondendo una concezione di disabilità come un qualcosa di non-normale e problematico.
Il modello sociale della disabilità invece pone il focus sul ruolo sistemico della società nell’oppressione di coloro con una menomazione, o coloro i cui corpi/menti partecipano al mondo al di fuori dell’aspettativa di abilità socialmente costruita (Kettari, 2017). Questo modello distingue la menomazione (impairment) dalla disabilità. La prima è una caratteristica individuale (essere ciechi, avere limitata mobilità, ecc.), mentre la seconda è un costrutto sociale strutturale e identifica la reazione della società alla menomazione.
In questo contesto, ha preso piede la visione del Disturbo dello spettro autistico come neurodiversità, cioè come uno sviluppo neurologico atipico, che costituisce però una delle possibili variazioni della normalità del cervello umano e che non per forza determina uno svantaggio per la persona, quanto più alcune peculiarità nel suo modo di essere al mondo e nel rapportarsi con gli altri.
Per approfondire:
Morgese, M, 2018 su State of Mind. Neurodiversità: verso la valorizzare delle risorse, nel rispetto delle differenze. Dalla storia del termine all’odierno dibattito
Bocchiccio, S., 2017 su State of Mind. Neurodiversità: le variazioni neurali sono un ostacolo o una risorsa?
American Psychiatric Association. (2013). Diagnostic and statistical manual of mental disorders (DSM-5®). American Psychiatric Pub.
La Sindrome di Asperger e l’Autismo Lieve tra Neurodiversità e disabilità. Davide Moscone e David Vagni
de Giambattista, C., Ventura, P., Trerotoli, P., Margari, M., Palumbi, R., & Margari, L. (2019). Subtyping the autism spectrum disorder: comparison of children with high functioning autism and Asperger syndrome. Journal of autism and developmental disorders, 49(1), 138-150.
Giu 5, 2020
Diversi studi hanno dimostrato che le abilità di apprendimento delle lingue straniere sono basate sul ritmo, sul canto e sulla percezione musicale e che l’allenamento musicale migliora l’acquisizione di competenze richieste per l’apprendimento delle lingue straniere.
Un gruppo di ricerca italiano, a riguardo, ha analizzato l’ipotesi che vi possa essere una relazione tra attitudine musicale e capacità di apprendimento delle lingue straniere.
Sono stati quindi reclutati 502 studenti di una scuola secondaria (10-14 anni) che frequentavano sia corsi tradizionali (due ore settimanali di lezioni di musica) che corsi speciali di sei ore settimanali. Per l’analisi statistica i ricercatori hanno considerato i voti in inglese, francese e musica.
Quanto è importante la musica per il linguaggio e per l’apprendimento di lingue straniere?
Gli aspetti neurofisiologici legati alla percezione della musica sono stati oggetto di importanti studi nel corso degli anni. Indagini interessanti hanno esaminato la correlazione tra componenti linguistiche e musicali. Secondo questi studi, la musica può essere considerata l’equivalente del linguaggio. In effetti, è stato dimostrato che la lingua e la musica condividono alcuni circuiti cerebrali, escludendo così la teoria delle due aree indipendenti: l’emisfero destro per la musica e la sinistra per la lingua. In aggiunta, i modelli patologici di afasia e amusia hanno confermato questi dati neuro-anatomici e fisiologici.
Inoltre, vi sono studi che indagano il ruolo della musica in specifici disturbi dell’apprendimento, in particolare nella dislessia. Sembra infatti che i pazienti con difficoltà di apprendimento, oltre alle ben note carenze nelle abilità visive-spaziali, presentino un’alterazione nella percezione del ritmo. In questi ragazzi, la formazione musicale può facilitare il raggiungimento di risultati migliori nei test ortografici e di segmentazione fonologica.
Quali sono i risultati dello studio italiano?
I dati emersi riportano una correlazione significativa tra i voti nelle due lingue straniere e nella musica, sia nei corsi tradizionali che in quelli speciali. Questi risultati rafforzano l’ipotesi di una stretta correlazione tra capacità di apprendimento delle lingue e attitudine musicale.
Gli studenti con predisposizione musicale o esposti a una formazione musicale specifica sembrano avere un maggiore successo nell’apprendimento delle lingue straniere.
Perchè è importante questa ricerca?
Questi risultati, se confermati da ulteriori studi, si dimostreranno utili sia nel campo della ricerca che come reali strumenti di insegnamento. In un contesto clinico infatti la valutazione del ruolo dell’attitudine musicale nelle difficoltà di apprendimento che coinvolgono gli studi di lingua straniera potrà offrire sia uno strumento di test che un aiuto terapeutico concreto.
Picciotti P.M., Bussu F., Correlation Between Musical Aptitude and Learning Foreign Languages: An Epidemiological Study in Secondary School Italian Students.(2018) Acta Otorhinolaryngol Ital. 38(1):51-55. doi: 10.14639/0392-100X-1103.