Tiger king e l’animale umano: nel mondo dell’America dei redneck

Tiger king e l’animale umano: nel mondo dell’America dei redneck

La serie documentario Tiger King nasce con l’intento di raccontare la mania americana per i felini di grossa taglia, soprattutto per le tigri, costretti a vivere in cattività rinchiusi in zoo privati. Le intenzioni iniziali di denuncia ben presto lasciano spazio ad una narrazione che mette in scena un’ America particolare, di decadenza, di squallore, l’America dei redneck.

La cornice all’interno della quale si sviluppano le vicende del singolare protagonista è il suo zoo privato in Oklahoma.Joe Exotic ama definirsi come un “bifolco, omosessuale e poligamo” e i suoi dipendenti alcuni con un passato, non troppo lontano, di storie di emarginazione (senza tetto, ex detenuti) e altri con un presente di tossicodipendenza contribuiscono alla messa in scena di un’America non molto raccontata, quella rurale, fatta di storie di miseria, povertà, indigenza molto lontana dal sogno americano esperibile nelle grandi città.

Qui vivono i redneck, quelli con il collo bruciato dal sole, sono individui ingenui, con poche risorse economiche, il cui stereotipo li vuole rozzi, ignoranti, grandi bevitori e appassionati di armi e motori. Queste sono le caratteristiche dei dipendenti dello zoo di Joe Exotic;  sono persone che vivono in case di fortuna, invase dai topi e mangiano merce avariata usata per nutrire gli animali. 

 

La povertà di mondo nell’America dei redneck

In questo documentario viene messa in scena la povertà di mondo e non stiamo parlando di una povertà solo economica. Ci riferiamo alla chiusura di esperienze da vivere nel mondo e  alla conseguente impossibilità di dare significati. 

Il professore Liccione spiega meglio questo concetto. L’esperienza di vedere una chiesa gotica è molto diversa se siamo di cultura cristiana, se siamo cristiani credenti e se siamo cristiani credenti e anche esperti di architettura. Il fenomeno dunque è lo stesso (chiesa gotica) ma se per la persona di cultura cristina rappresenta solo un luogo di culto, per il cristiano credente avrà un significato differente. La chiesa infatti sarà vissuta come luogo in cui agire in prima persona, ad esempio partecipando alle celebrazioni; se inoltre il nostro cristiano credente è anche un esperto di architettura potrà contemplare la bellezza del luogo in cui si trova alla luce delle conoscenze che ha.   

All’interno dell’america raccontata da questa serie puntare sulla cultura significa dare la possibilità a queste persone, di conoscere altro rispetto al mondo che vivono, e di avere più possibilità di accedere ad un mondo condiviso di significati, lontano da quelle letturedella realtà semplicistiche e intolleranti che caratterizzano chi incarna lo stereotipo del redneck.

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Isteria di massa: le streghe di Salem

Isteria di massa: le streghe di Salem

L’isteria di massa è un fenomeno psicosociale che indica il manifestarsi della stessa sintomatologia in un gruppo di persone. Come un’infezione questi sintomi possono contagiare attraverso la suggestione moltissime persone

Uno dei casi più famosi di isteria di massa è quello che si è verificato a Salem, una cittadina del Massachussets, nel 1692.

Nell’inverno del 1691 la figlia e la nipote del pastore della città iniziarono a comportarsi in modo strano: erano diventate taciturne, si nascondevano e strisciavano sul pavimento. I medici non erano stati in grado di trovare la causa organica dei disturbi delle due ragazze e avevano concluso che dovesse trattarsi di possessione demoniaca e la responsabile di questa situazione doveva essere una strega.

Nei mesi successivi moltissime altre ragazze di Salem cominciarono a manifestare gli stessi sintomi: urlavano in maniera incontrollabile e si contorcevano. Le ragazze vennero spinte a rivelare i nomi di altre donne che potevano essere streghe o possedute dal demonio. Le delazioni portarono all’istituzione di un tribunale e all’arresto di diverse donne con l’accusa di stregoneria. Il tribunale credette alle confessioni sotto tortura di una di queste e nel 1692 tre donne vennero incarcerate.

Nonostante le condanne, le manifestazioni isteriche non si fermarono e cominciò la caccia alle streghe. Il numero delle persone in carcere continuava a crescere, ma anche le crisi delle ragazze di Salem.

In totale furono processate 144 persone tra donne e uomini e 54 confessarono di essere streghe. 19 furono condannate a morte per stregoneria.

L’isteria di massa si calmò soltanto nel settembre del 1692, quando i membri della chiesa puritana si espressero contro le modalità con cui erano stati condotti i processi e spinsero il Governatore a fermarli.

Il processo alle streghe di Salem è rimasto impresso nell’immaginario collettivo americano tanto che il termine oggi viene utilizzato come modo di dire per riferirsi a situazioni in cui le persone vengono additate come colpevoli anche in assenza di prove!

 

 

 

Isteria e neuropsicologia

Isteria e neuropsicologia

Il fenomeno dell’isteria ha fatto nascere nel corso del tempo molti interrogativi sul rapporto tra mente e corpo e tra comportamento ed emozioni, ma ancora oggi non abbiamo risposte esaustive.
 
La ricerca neuroscientifica è riuscita grazie alle tecniche di neuroimaging a individuare specifiche attivazioni a livello di alcuni circuiti cerebrali durante le esperienze di conversione a conferma dell’esistenza di questo fenomeno.
Una revisione della letteratura pubblicata nel 2015 da Vuilleumier sulla rivista Clinical Neuropsychology, si è concentrata sugli studi di neuroimaging effettuati sui disturbi da conversione.
I disturbi di conversione sono definiti come sintomi neurologici che insorgono in assenza di un danno organico al sistema nervoso.
Questa revisione sintetizza i recenti risultati che sono stati ottenuti in questo campo insieme all’ipotesi neurobiologica che è stata proposta per spiegare i sintomi di conversione, in particolare quelli motori. Il modello ipotizzato sottolinea il ruolo fondamentale della corteccia prefrontale ventromediale (VMPFC), del precuneo e di alcune strutture limbiche. Queste  aree, infatti, risultano frequentemente iperattivate nei pazienti con disturbi di conversione parallelamente a un ridotto coinvolgimento delle aree motore primarie e/o sensoriali.
Sia la VMPFC e e il precuneo sono aree chiave per l’accesso alla rappresentazione interna di sè, per l’integrazione di informazioni da memoria e immaginazione con rilevanza emotiva e per rappresentazioni sensoriali.
Pertanto, è stato postulato che i sintomi di conversione possano essere il risultato di un’alterazione delle funzioni sensomotorie coscienti e dell’autoconsapevolezza sotto l’influenza di rappresentazioni affettive e sensoriali in queste regioni che potrebbero promuovere certi schemi di comportamento in risposta a stati emotivi particolari.
L’isteria: il ruolo del corpo

L’isteria: il ruolo del corpo

All’interno dell’approccio cognitivo neuropsicologico l’isteria viene letta non come l’esito di un processo, ma come un modo di fare esperienza di sè e del mondo a livello preriflessivo; comprendere l’isteria significa comprendere come una persona mantiene il proprio senso di stabilità personale nell’incontro con la sua esperienza. L’emozionarsi per l’isterico si configura come un sentirsi carnalmente e il senso di stabilità personale varierà in conseguenza alla tendenza a focalizzarsi maggiormente sul corpo o sull’altro (Liccione, 2011).

La personalità isterica sente, usa e vive il proprio corpo in modo ipersensibilizzato, determinando una distorsione profonda sia relazionale sia esistenziale. Il corpo diviene l’unico protagonista dell’esperienza e la realtà
viene accettata solo mediata da questo. L’esperienza rimane arretrata rispetto al corpo, il quale vive molteplici disagi, sofferenze e rimandi soggettivi. L’abnorme percezione del corpo influenza la percezione che la persona ha del mondo, i suoi orizzonti di attesa e modula le relazioni. Per avere una conferma del proprio esistere, l’isterico “vive per gli occhi dell’altro e di fronte all’altro”, ma non incontra l’altro (Lorenzi, 2009). Il corpo è un oggetto che viene utilizzato per creare un rapporto con l’alterità, ma il corpo si sostituisce all’emotività e diventa strumento per una continua conferma del proprio esistere.

Le modificazioni del pensiero nosografico hanno portato a frammentare i sintomi di quella che un tempo era una condizione omogenea. L’ottica proposta da Lorenzi cerca di riportare l’attenzione su l’espressività polimorfa di questa patologia che usa il corpo come teatro per drammatizzare disagi e conflitti esistenziali, oltre che per affermare la propria sicurezza che altrimenti sarebbe vuota e insignificante. Il problema critico, messo in evidenza da Lorenzi, è comprendere quale area medica possa farsi carico della complessità di queste problematiche. Lorenzi ha delineato una fisiologia dell’esperienza del corpo vissuto, la quale necessita di un’area professionale per affrontare la complessità delle problematiche, che abbia conoscenze tecniche nell’ambito della medicina interna e che abbia anche una formazione in ambito psicopatologico, con una particolare conoscenza delle dinamiche relazionali.

Lorenzi mette in evidenza come Il paradigma dell’esistenza isterica si può ritrovare nelle derive esibizionistiche che l’attuale società dello spettacolo richiede, all’interno della quale si esiste solo per essere visti, riconosciuti, investiti di desiderio e di sentimenti dagli altri e si finisce per essere despoti a cui votarsi, in un rapporto di profonda dipendenza.

 

Bibliografia

Liccione, D. (2011). Psicoterapia cognitiva neuropsicologica, Torino, Bollati Borighieri.

Lorenzi, P. (2009). Il corpo vissuto. Firenze: SEID editori

L’isteria nel DSM

L’isteria nel DSM

La complessità della storia dell’isteria si riflette anche nel modo in cui è stata inserita all’interno del DSM (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders).
Il DSM è un manuale diagnostico il cui scopo consiste nell’identificare le psicopatologie e le possibili cause; tuttavia, questa operazione in ambito psichiatrico non è così scontata e si corre il rischio di ridurre i disturbi mentali a categorizzazioni che banalizzano il costrutto.
 
Le categorie nosografiche del DSM, infatti, faticano a cogliere il concetto di isteria nella sua interezza e la conseguenza è stata una parcellizzazione del costrutto nel corso degli anni in diagnosi diverse.
Non è possibile con questo approccio individuare l’interezza dell’esperienza soggettiva del soggetto isterico e così l’isteria viene frammentata nelle diagnosi di Disturbi Somatoformi, Dissociativi e di Personalità (Disturbo Istrionico di Personalità).
Con la pubblicazione del DSM III nel 1980, il concetto di “nevrosi isterica” e il termine isteria vengono completamente abbandonati e rimossi dal manuale. I sintomi che prima facevano capo ad un’unica diagnosi sono stati suddivisi in sindromi distinte.
La nevrosi Isterica di tipo conversivo diede vita alla categoria dei Disturbi Somatoformi, la nevrosi Isterica di tipo dissociativo divenne parte della categoria dei Disturbi Dissociativi e il Disturbo Isterico di Personalità venne rinominato Disturbo Istrionico di Personalità.
Nel DSM-5 (2013) l’intera sezione dei Disturbi Somatoformi del DSM-IV è stata rinominata Disturbi da Sintomi Somatici e Disturbi Correlati e ne fanno parte:
  • Disturbo da sintomo somatico
  • Disturbo d’ansia da malattie
  • Disturbo da conversione
  • Disturbo fittizio

 

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