Mag 10, 2020
Nel 2006 ho impostato la mia tesina di maturità sul tema del neofemminismo.
Ho inserito nel mio lavoro la storia del movimento, l’analisi del testo Dalla parte delle bambine, pubblicato nel 1973 da Elena Gianini Belotti, di Una stanza tutta per sé di Virginia Woolf e della figura di Simone De Beauvoir per le lingue inglese e francese.
In fondo, però, a 18 anni ero convinta che al giorno d’oggi, negli anni 2000, noi non dovessimo più scontrarci con questo genere dii problemi. Da tempo ormai ho perso questa illusione, e durante questa quarantena ho iniziato ad approfondire l’argomento degli stereotipi di genere, e di quanto il mondo sia costruito a misura d’uomo.
Negli ultimi 10 giorni, poi, sono girate sui social alcune notizie: la prima, tratta da un articolo del Corriere della Sera, mostra i risultati di un’intervista condotta alla popolazione italiana e danese sul rapporto tra cura dei figli e lavoro.
Ciò che lascia molto perplessi nell’osservare questa immagine è che anche le donne stesse ritengono che la vita lavorativa non sia conciliabile con l’essere una figura materna significativa e che, se è necessario scegliere, è la madre che dovrebbe rimanere a casa ad accudire i figli.
Il colpo finale, però, l’ho avuto leggendo il post di una collega, che mostra i dati annuali circa il reddito degli psicologi, ricavato dalla presentazione del bilancio annuale di ENPAP (Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza per gli Psicologi), che mostra comea fronte dell’84% dei professionisti donne, in media gli uomini guadagnano di più (24.117€ vs 16.826€).
Perché accade tutto ciò, se le donne sono mediamente più istruite, rappresentando il 60% dei laureati?
Gli stereotipi di genere
Gli stereotipi di genere costituiscono fondamentalmente degli ostacoli che l’ambiente pone davanti a una donna nel perseguire la propria affermazione personale.
Essi possono agire conducendo una donna a sperimentare un’incongruenza tra le proprie aspettative e i propri progetti e la cultura in cui è immersa, o peggio ancora, possono essere così radicati da influenzare in modo invisibile la costruzione dei propri progetti e desideri.
In generale, un stereotipo può essere concepito come una scorciatoia di pensiero che, fornendoci dei modelli sul mondo e sugli altri, ci indica cosa aspettarci anche da noi stessi.
Nel caso specifico dello stereotipo di genere, esso costituiscono una “narrazione dominante, un copione che semplifica la realtà e le aspettative che ogni uomo e ogni donna si pone sulle questioni di genere“, generalizzando e attribuendo “caratteristiche, desideri, inclinazioni e comportamenti a donne e uomini, senza considerare la specificità e unità della persona“, facendo riferimento esclusivamente al genere di appartenenza (tratto da “Voci di Donna. Il complesso intreccio tra psicologia e femminismo, pag. 92).
Stereotipi di genere in ottica fenomenologica: la limitazione delle possibilità
Nell’ottica fenomenologica, l’identità di un individuo prende forma a partire dal mondo in cui esso vive, nel quale si dispiega la storia personale di ognuno di noi. Il contesto in cui viviamo costituisce una comune rete di rimandi, che permette di condividere il senso e il significato di ciò che accade nella quotidianità (Liccione, 2011). Il proprio senso di stabilità personale emerge dalla congruenza della propria esperienza con la narrazione che si fa di se stessi. L’identità personale, inoltre, è da vedersi in ottica temporale: si fonda sui nostri progetti di vita ed è tanto più stabile quanto ci progettiamo coerentemente con le nostre possibilità nel mondo.
In un mondo interpretato al maschile, in cui predominano gli stereotipi di genere, le donne esperiscono una contrazione delle proprie possibilità nel mondo, a seconda dei limiti imposti dalla cultura dominante.
La donna stessa, infatti, condivide (magari anche implicitamente) il contesto storico-culturale in cui è immersa, e potrà progettarsi solo alla luce delle aspettative legate al genere.
Ecco quindi perché nel 2020 abbiamo ancora bisogno dei movimenti femministi: per poter creare un mondo in cui le possibilità di vita di ognuno possano aprirsi senza limitazioni legate al genere di appartenenza.
Bibliografia
Martini SA (Ed). (2020) Voci di donna. Il complesso intreccio tra psicologia e femminismo. Edizioni underground
Liccione, D. (2011). Psicoterapia cognitiva neuropsicologica. Bollati Boringhieri.
Ricoeur, P. (1988). Tempo e racconto (Vol. 165). Editoriale Jaca Book.
Ricoeur, P. (1993). Sé come un altro (Vol. 325). Editoriale Jaca Book.
Mag 8, 2020
Eccesso. Questa è la parola d’ordine nel documentario Tiger King. Traffici illeciti, una ricerca sfrenata di soldi e la presenza costante di droghe, danno vita ad una grama rappresentazione del genere umano.
Vediamo più da vicino la tematica delle dipendenze. Sappiamo che esistono due tipologie: la dipendenze fisica e quella psicologica.
- Per dipendenza fisica si intende quel cambiamento del nostro cervello in termini di sensazioni piacevoli e spiacevoli a seguito dell’utilizzo ripetuto di una droga. I sintomi dell’astinenza sono la conseguenza di questo cambiamento e causano tremori, dolori e nausea.
- Per dipendenza psicologica si intende quel bisogno incontrollabile di utilizzare una certa sostanza col fine di modificare il proprio umore.
Sono numerosissime le sostanze d’abuso e i loro effetti, a seconda dei casi, sono sedativi o stimolanti. Tra le sostanze più comuni troviamo la cocaina, l’alcool, l’eroina, gli allucinogeni, gli inalanti, gli oppiacei ma anche le metamfetamine, il tabacco, gli steroidi, l’MDMA e la marijuana.
Tutte le sostanze che vengono assunte in eccesso attivano direttamente il sistema cerebrale di ricompensa. L’attivazione di questo sistema è così intensa che le normali attività possono venire trascurate. I meccanismi farmacologici attraverso i quali ciascuna classe di sostanze produce una ricompensa sono differenti.
Secondo il DSM 5, un disturbo da uso di sostanze rappresenta “un pattern problematico di uso della sostanza che porta a disagio o compromissione clinicamente significativi”.
E’difficile rintracciare delle cause univoche ma sicuramente giocano un ruolo importante i fattori di rischio che si possono suddividere in biologici, ambientali e di sviluppo. Ad esempio individui con livelli inferiori di autocontrollo, che possono riflettere compromissioni dei meccanismi cerebrali inibitori, possono essere particolarmente predisposti a sviluppare disturbi da uso di sostanze. Ma anche persone con una storia familiare di dipendenze o la mancanza di un supporto familiare possono influenzare la probabilità di sviluppare una dipendenza.
Come trattare una dipendenza?
Innanzitutto bisogna interrompere l’assunzione della sostanza, facendo molta attenzione affinché non si verifichino della ricadute. Esistono diversi approcci tra trattamenti farmacologici e di psicoterapie evidence based. A seconda del paziente e della sostanza può essere scelto un trattamento rispetto ad un altro o si può optare per una loro combinazione.
Mag 7, 2020
In Tiger king si parla di animali, di grossi felini tenuti in cattività all’interno di zoo privati. Tra gli allevatori intervistati Carole Banski mostra la sua totale dedizione per le tigri in ogni contesto della sua vita. Nemmeno l’arredo o il suo abbigliamento tradiscono la sua passione, quella che viene raccontata come la sua ragione di vita.
Quando l’amore per il proprio animale può diventare l’espressione di un malessere sottostante?
Si chiama pet addiction quella condizione di asservimento psicologico e fisico nei confronti del proprio animale domestico. Prestare cure e attenzioni ai proprio amici a quattro zampe (e non solo) è doveroso ma quando questi gesti diventano espressione di un legame eccessivamente simbiotico?
Vediamo qui di seguito alcuni fattori:
- Sperimentare una forte angoscia quando non si è in compagnia del proprio animale;
- Non riuscire ad allontanarsi da lui anche se per poco tempo (anche solo per poche ore);
- Avere bisogno di stare sempre a contatto con lui tenendolo in braccio o dormendoci insieme;
- Dedicare numerose attenzioni all’animale tanto da rispondere immediatamente ad ogni suo segnale.
Questi atteggiamenti devono metterci in guardia quando assumono un’intensità tale da non farci vivere serenamente, quando il nostro mondo finisce con il ruotare esclusivamente attorno al nostro fedele amico.
In relazione al rapporto patologico tra uomo e animale troviamo nel DSM 5, all’interno dei disturbi ossessivo-compulsivo, l’accumulo di animali. In questo caso avere un gran numero di animali porta spesso all’impossibilità di fornire loro standard minimi di nutrizione, di igiene e di cure veterinarie. La maggior parte delle persone che accumula animali vivono in condizioni antigieniche che possono essere una conseguenza di spazi ingombri.
Perché si accumulano animali?
Cercando di trovare un senso a questa particolare tipologia di accumulo ci vengono in mente due considerazioni sul piano affettivo.
La prima è sul versante del controllo : L’animale ti vuole bene incondizionatamente. L’uomo sa quindi di esercitare un controllo su questa affettività;
La seconda riguarda la moltitudine: Avere tanti animali significa poter distribuire il proprio affetto. Nel caso sfortunato in cui qualcuno di loro dovesse morire, ci si può quindi consolare con gli altri.
Mag 6, 2020
La tematica della dipendenza emerge in differenti contesti nel corso della serie tv Tiger King. La troviamo infatti prendere forma nell’abuso di sostanze e all’interno di relazioni tossiche. E’ questo quello che si racconta nell’episodio in cui viene messo sotto la lente d’ingrandimento il parco faunistico di Doc Antle. Il proprietario è un addestratore di animali che ama circondarsi non solo di grandi felini ma anche di molte donne a lui totalmente devote. Proprio una di loro racconterà i retroscena di quella che sembra essere una vera dipendenza affettiva che per molti anni l’ha portata lontana da casa, dagli affetti e a vivere molto probabilmente una vita non sua, non autentica.
Un racconto incentrato sull’Altro
Viene assunta nel parco ma presto si ritrova coinvolta in dinamiche altre rispetto al lavoro. Racconta di episodi in cui accetta passivamente ogni richiesta. Passano alcuni anni e lei sembra essere sempre più risucchiata da un mondo in cui Doc Antle sembra decidere qualunque aspetto della vita della sua vita. Si prodiga continuamente, lavora tutti i giorni della settimana ma sente che non è mai abbastanza.
E’ prigioniera all’interno di una relazione manipolatoria e come tale subisce in silenzio. Sottomissione, dipendenza, totale dedizione, remissività sono solo alcuni degli aspetti emersi dal racconto di questa ragazza e che descrivono dinamiche assai frequenti in relazioni patologiche.
Come ritornare a parlare di Sé?
Vivere una vita non propria, in balia dell’altro, privati della possibilità di scelta porta alla totale chiusura al Mondo. Un primo passo dunque è smettere di accettare ciò che è intollerabile. E’ fondamentale poi avere il sostegno di un professionista. Con una terapia ad approccio ermeneutico-fenomenologico, la sintomatologia del paziente acquisisce significato alla luce della personale storia di vita. L’intervento proposto viene infatti costruito ad hoc, “su misura”, rispetto alla vita del paziente, in quanto si fonda sull’unicità della storia di vita della singola persona.
Mag 5, 2020
Il protagonista di questo documentario è un personaggio molto singolare.
Joe Exotic, nome d’arte di Joseph Schreibvogel,è un uomo sulla cinquantina, capelli biondo tinto e lunghi baffi. E’ un amante delle armi, gira sempre con la pistola nel cinturone e colleziona mariti molto più giovani di lui. Se volessimo dare un’etichetta diagnostica a questo personaggio condividerebbe molti tratti con il disturbo narcisistico di personalità.
Chi è un narcisista? All’interno di una diagnosi nosografico-descrittiva
- Aspetti di grandiosità, tipici di questo disturbo, non tardano a manifestarsi: Joe Exotic assorbito in fantasie di successo e potere si lancia in imprese fallimentari che lo vedono cantante country e candidato alle presidenziali.
- Un narcisista inoltre vede tipicamente compromesse le relazioni interpersonali. Totalmente concentrato sui suoi obiettivi l’allevatore di tigri sfrutta gli altri e in modo particolare i suoi dipendenti. Non si preoccupa delle loro necessità ma se ne approfitta per realizzare i propri scopi. L’arroganza con cui si rapporta all’altro e il disinteresse che mostra verso il prossimo gli procurano non poche antipatie.
- Gli individui con questo disturbo credono quindi di essere superiori, si sentono unici. Allo stesso modo il protagonista della serie si sente speciale, all’altezza di frequentare persone importanti. Questo lo porterà ad individuare come socio una persona che lui reputa dotata di particolare talento. Si affiderà totalmente a lui senza considerare il parere contrario degli altri collaboratori.
Chi è Joe Exotic?
Abbiamo quindi delineato quelle che sono le caratteristiche fondamentali di una persona affetta da disturbo narcisistico di personalità. Una persona con un pattern pervasivo di grandiosità con la tendenza a sfruttare l’altro. Potremmo continuare l’elenco ma pur avendo riscontrato questi tratti nel protagonista di Tiger King sappiamo veramente chi è? Può rientrare in un’etichetta diagnostica la complessità di un individuo?
L’essere umano, come sostiene Ricoeur, non può essere comprensibile totalmente alla sola luce delle sue qualità osservabili e/o riconducibili ad una determinata categoria, come concettualizzato all’interno del DSM 5. Non può esserlo poiché l’uomo è un corpo vivo, luogo di azioni e passioni di uno specifico ambiente culturale. Per dare senso al malessere della persona dobbiamo comprendere Chi è la persona che abbiamo davanti e non che malattia ci porta. Una psicoterapia secondo il modello cognitivo neuropsicologico si pone questo obiettivo.