Tiger King. Nel mondo della dipendenza affettiva

Tiger King. Nel mondo della dipendenza affettiva

La tematica della dipendenza emerge in differenti contesti nel corso della serie tv Tiger King. La troviamo infatti prendere forma nell’abuso di sostanze e all’interno di relazioni tossiche. E’ questo quello che si racconta nell’episodio in cui viene messo sotto la lente d’ingrandimento il parco faunistico di Doc Antle. Il proprietario è un addestratore di animali che ama circondarsi non solo di grandi felini ma anche di molte donne a lui totalmente devote. Proprio una di loro racconterà i retroscena di quella che sembra essere una vera dipendenza affettiva che per molti anni l’ha portata lontana da casa, dagli affetti e a vivere molto probabilmente una vita non sua, non autentica.

 

Un racconto incentrato sull’Altro 

Viene assunta nel parco ma presto si ritrova coinvolta in dinamiche altre rispetto al lavoro. Racconta di episodi in cui accetta passivamente ogni richiesta. Passano alcuni anni e lei sembra essere sempre più risucchiata da un mondo in cui Doc Antle sembra decidere qualunque aspetto della vita della sua vita. Si prodiga continuamente, lavora tutti i giorni della settimana ma sente che non è mai abbastanza.

E’ prigioniera all’interno di una relazione manipolatoria e come tale subisce in silenzio. Sottomissione, dipendenza, totale dedizione, remissività sono solo alcuni degli aspetti emersi dal racconto di questa ragazza e che descrivono dinamiche assai frequenti in relazioni patologiche. 

Come ritornare a parlare di Sé?

Vivere una vita non propria, in balia dell’altro, privati della possibilità di scelta porta alla totale chiusura al Mondo.  Un primo passo dunque è smettere di accettare ciò che è intollerabile. E’ fondamentale poi avere il sostegno di un professionista. Con una terapia ad approccio ermeneutico-fenomenologico, la sintomatologia del paziente acquisisce significato alla luce della personale storia di vita. L’intervento proposto viene infatti costruito ad hoc, “su misura”, rispetto alla vita del paziente, in quanto si fonda sull’unicità della storia di vita della singola persona.

Tiger King e la grandiosità. Nel mondo dei narcisisti

Tiger King e la grandiosità. Nel mondo dei narcisisti

Il protagonista di questo documentario è un personaggio molto singolare. 

Joe Exotic, nome d’arte di Joseph Schreibvogel,è un  uomo sulla cinquantina, capelli biondo tinto e lunghi baffi. E’ un amante delle armi, gira sempre con la pistola nel cinturone e colleziona mariti molto più giovani di lui. Se volessimo dare un’etichetta diagnostica a questo personaggio condividerebbe molti tratti con il disturbo narcisistico di personalità. 

 

Chi è un narcisista? All’interno di una diagnosi nosografico-descrittiva

  • Aspetti di grandiosità, tipici di questo disturbo, non tardano a manifestarsi: Joe Exotic assorbito in fantasie di successo e potere si lancia in imprese fallimentari che lo vedono cantante country e candidato alle presidenziali. 
  • Un narcisista inoltre vede tipicamente compromesse le relazioni interpersonali. Totalmente concentrato sui suoi obiettivi l’allevatore di tigri sfrutta gli altri e in modo particolare i suoi dipendenti. Non si preoccupa delle loro necessità ma se ne approfitta per realizzare i propri scopi. L’arroganza con cui si rapporta all’altro e il disinteresse che mostra verso il prossimo gli procurano non poche antipatie. 
  • Gli individui con questo disturbo credono quindi di essere superiori, si sentono unici. Allo stesso modo il protagonista della serie si sente speciale, all’altezza di frequentare persone importanti. Questo lo porterà ad individuare come socio una persona che lui reputa dotata di particolare talento. Si affiderà totalmente a lui senza considerare il parere contrario degli altri collaboratori. 

 

Chi è Joe Exotic? 

Abbiamo quindi delineato quelle che sono le caratteristiche fondamentali di una persona affetta da disturbo narcisistico di personalità. Una persona con un pattern pervasivo di grandiosità con la tendenza a sfruttare l’altro. Potremmo continuare l’elenco ma pur avendo riscontrato questi tratti nel protagonista di Tiger King sappiamo veramente chi è? Può rientrare in un’etichetta diagnostica la complessità di un individuo? 

L’essere umano, come sostiene Ricoeur, non può essere comprensibile totalmente alla sola luce delle sue qualità osservabili e/o riconducibili ad una determinata categoria, come concettualizzato all’interno del DSM 5. Non può esserlo poiché l’uomo è un corpo vivo, luogo di azioni e passioni di uno specifico ambiente culturale. Per dare senso al malessere della persona dobbiamo comprendere Chi è la persona che abbiamo davanti e non che malattia ci porta. Una psicoterapia secondo il modello cognitivo neuropsicologico si pone questo obiettivo.

Tiger king e l’animale umano: nel mondo dell’America dei redneck

Tiger king e l’animale umano: nel mondo dell’America dei redneck

La serie documentario Tiger King nasce con l’intento di raccontare la mania americana per i felini di grossa taglia, soprattutto per le tigri, costretti a vivere in cattività rinchiusi in zoo privati. Le intenzioni iniziali di denuncia ben presto lasciano spazio ad una narrazione che mette in scena un’ America particolare, di decadenza, di squallore, l’America dei redneck.

La cornice all’interno della quale si sviluppano le vicende del singolare protagonista è il suo zoo privato in Oklahoma.Joe Exotic ama definirsi come un “bifolco, omosessuale e poligamo” e i suoi dipendenti alcuni con un passato, non troppo lontano, di storie di emarginazione (senza tetto, ex detenuti) e altri con un presente di tossicodipendenza contribuiscono alla messa in scena di un’America non molto raccontata, quella rurale, fatta di storie di miseria, povertà, indigenza molto lontana dal sogno americano esperibile nelle grandi città.

Qui vivono i redneck, quelli con il collo bruciato dal sole, sono individui ingenui, con poche risorse economiche, il cui stereotipo li vuole rozzi, ignoranti, grandi bevitori e appassionati di armi e motori. Queste sono le caratteristiche dei dipendenti dello zoo di Joe Exotic;  sono persone che vivono in case di fortuna, invase dai topi e mangiano merce avariata usata per nutrire gli animali. 

 

La povertà di mondo nell’America dei redneck

In questo documentario viene messa in scena la povertà di mondo e non stiamo parlando di una povertà solo economica. Ci riferiamo alla chiusura di esperienze da vivere nel mondo e  alla conseguente impossibilità di dare significati. 

Il professore Liccione spiega meglio questo concetto. L’esperienza di vedere una chiesa gotica è molto diversa se siamo di cultura cristiana, se siamo cristiani credenti e se siamo cristiani credenti e anche esperti di architettura. Il fenomeno dunque è lo stesso (chiesa gotica) ma se per la persona di cultura cristina rappresenta solo un luogo di culto, per il cristiano credente avrà un significato differente. La chiesa infatti sarà vissuta come luogo in cui agire in prima persona, ad esempio partecipando alle celebrazioni; se inoltre il nostro cristiano credente è anche un esperto di architettura potrà contemplare la bellezza del luogo in cui si trova alla luce delle conoscenze che ha.   

All’interno dell’america raccontata da questa serie puntare sulla cultura significa dare la possibilità a queste persone, di conoscere altro rispetto al mondo che vivono, e di avere più possibilità di accedere ad un mondo condiviso di significati, lontano da quelle letturedella realtà semplicistiche e intolleranti che caratterizzano chi incarna lo stereotipo del redneck.

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Isteria di massa: le streghe di Salem

Isteria di massa: le streghe di Salem

L’isteria di massa è un fenomeno psicosociale che indica il manifestarsi della stessa sintomatologia in un gruppo di persone. Come un’infezione questi sintomi possono contagiare attraverso la suggestione moltissime persone

Uno dei casi più famosi di isteria di massa è quello che si è verificato a Salem, una cittadina del Massachussets, nel 1692.

Nell’inverno del 1691 la figlia e la nipote del pastore della città iniziarono a comportarsi in modo strano: erano diventate taciturne, si nascondevano e strisciavano sul pavimento. I medici non erano stati in grado di trovare la causa organica dei disturbi delle due ragazze e avevano concluso che dovesse trattarsi di possessione demoniaca e la responsabile di questa situazione doveva essere una strega.

Nei mesi successivi moltissime altre ragazze di Salem cominciarono a manifestare gli stessi sintomi: urlavano in maniera incontrollabile e si contorcevano. Le ragazze vennero spinte a rivelare i nomi di altre donne che potevano essere streghe o possedute dal demonio. Le delazioni portarono all’istituzione di un tribunale e all’arresto di diverse donne con l’accusa di stregoneria. Il tribunale credette alle confessioni sotto tortura di una di queste e nel 1692 tre donne vennero incarcerate.

Nonostante le condanne, le manifestazioni isteriche non si fermarono e cominciò la caccia alle streghe. Il numero delle persone in carcere continuava a crescere, ma anche le crisi delle ragazze di Salem.

In totale furono processate 144 persone tra donne e uomini e 54 confessarono di essere streghe. 19 furono condannate a morte per stregoneria.

L’isteria di massa si calmò soltanto nel settembre del 1692, quando i membri della chiesa puritana si espressero contro le modalità con cui erano stati condotti i processi e spinsero il Governatore a fermarli.

Il processo alle streghe di Salem è rimasto impresso nell’immaginario collettivo americano tanto che il termine oggi viene utilizzato come modo di dire per riferirsi a situazioni in cui le persone vengono additate come colpevoli anche in assenza di prove!

 

 

 

Isteria e neuropsicologia

Isteria e neuropsicologia

Il fenomeno dell’isteria ha fatto nascere nel corso del tempo molti interrogativi sul rapporto tra mente e corpo e tra comportamento ed emozioni, ma ancora oggi non abbiamo risposte esaustive.
 
La ricerca neuroscientifica è riuscita grazie alle tecniche di neuroimaging a individuare specifiche attivazioni a livello di alcuni circuiti cerebrali durante le esperienze di conversione a conferma dell’esistenza di questo fenomeno.
Una revisione della letteratura pubblicata nel 2015 da Vuilleumier sulla rivista Clinical Neuropsychology, si è concentrata sugli studi di neuroimaging effettuati sui disturbi da conversione.
I disturbi di conversione sono definiti come sintomi neurologici che insorgono in assenza di un danno organico al sistema nervoso.
Questa revisione sintetizza i recenti risultati che sono stati ottenuti in questo campo insieme all’ipotesi neurobiologica che è stata proposta per spiegare i sintomi di conversione, in particolare quelli motori. Il modello ipotizzato sottolinea il ruolo fondamentale della corteccia prefrontale ventromediale (VMPFC), del precuneo e di alcune strutture limbiche. Queste  aree, infatti, risultano frequentemente iperattivate nei pazienti con disturbi di conversione parallelamente a un ridotto coinvolgimento delle aree motore primarie e/o sensoriali.
Sia la VMPFC e e il precuneo sono aree chiave per l’accesso alla rappresentazione interna di sè, per l’integrazione di informazioni da memoria e immaginazione con rilevanza emotiva e per rappresentazioni sensoriali.
Pertanto, è stato postulato che i sintomi di conversione possano essere il risultato di un’alterazione delle funzioni sensomotorie coscienti e dell’autoconsapevolezza sotto l’influenza di rappresentazioni affettive e sensoriali in queste regioni che potrebbero promuovere certi schemi di comportamento in risposta a stati emotivi particolari.
L’isteria: il ruolo del corpo

L’isteria: il ruolo del corpo

All’interno dell’approccio cognitivo neuropsicologico l’isteria viene letta non come l’esito di un processo, ma come un modo di fare esperienza di sè e del mondo a livello preriflessivo; comprendere l’isteria significa comprendere come una persona mantiene il proprio senso di stabilità personale nell’incontro con la sua esperienza. L’emozionarsi per l’isterico si configura come un sentirsi carnalmente e il senso di stabilità personale varierà in conseguenza alla tendenza a focalizzarsi maggiormente sul corpo o sull’altro (Liccione, 2011).

La personalità isterica sente, usa e vive il proprio corpo in modo ipersensibilizzato, determinando una distorsione profonda sia relazionale sia esistenziale. Il corpo diviene l’unico protagonista dell’esperienza e la realtà
viene accettata solo mediata da questo. L’esperienza rimane arretrata rispetto al corpo, il quale vive molteplici disagi, sofferenze e rimandi soggettivi. L’abnorme percezione del corpo influenza la percezione che la persona ha del mondo, i suoi orizzonti di attesa e modula le relazioni. Per avere una conferma del proprio esistere, l’isterico “vive per gli occhi dell’altro e di fronte all’altro”, ma non incontra l’altro (Lorenzi, 2009). Il corpo è un oggetto che viene utilizzato per creare un rapporto con l’alterità, ma il corpo si sostituisce all’emotività e diventa strumento per una continua conferma del proprio esistere.

Le modificazioni del pensiero nosografico hanno portato a frammentare i sintomi di quella che un tempo era una condizione omogenea. L’ottica proposta da Lorenzi cerca di riportare l’attenzione su l’espressività polimorfa di questa patologia che usa il corpo come teatro per drammatizzare disagi e conflitti esistenziali, oltre che per affermare la propria sicurezza che altrimenti sarebbe vuota e insignificante. Il problema critico, messo in evidenza da Lorenzi, è comprendere quale area medica possa farsi carico della complessità di queste problematiche. Lorenzi ha delineato una fisiologia dell’esperienza del corpo vissuto, la quale necessita di un’area professionale per affrontare la complessità delle problematiche, che abbia conoscenze tecniche nell’ambito della medicina interna e che abbia anche una formazione in ambito psicopatologico, con una particolare conoscenza delle dinamiche relazionali.

Lorenzi mette in evidenza come Il paradigma dell’esistenza isterica si può ritrovare nelle derive esibizionistiche che l’attuale società dello spettacolo richiede, all’interno della quale si esiste solo per essere visti, riconosciuti, investiti di desiderio e di sentimenti dagli altri e si finisce per essere despoti a cui votarsi, in un rapporto di profonda dipendenza.

 

Bibliografia

Liccione, D. (2011). Psicoterapia cognitiva neuropsicologica, Torino, Bollati Borighieri.

Lorenzi, P. (2009). Il corpo vissuto. Firenze: SEID editori

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